La conferenza di Potsdam conclusasi il 2 agosto 1945 sancì lo smembramento di Berlino in quattro zone di influenza: russa, inglese, francese e americana. Nel 1948 la Russia, nel tentativo di conquistare l’intera città, bloccò tutte le vie di accesso alla capitale dalla Germania Occidentale. Berlino rischiava di cadere per soffocamento, per fame, per freddo. Per opporsi a questa decisione gli Stati Uniti organizzarono il Luftbruecke, il ponte aereo che dal 24 giugno 1948 al 12 maggio 1949 portò attraverso 277264 voli cibo e carbone a sufficenza per far sopravvivere i due milioni di berlinesi. Uno degli aerei usati in quest’impresa, quello che ha effettuato l’ultimo volo, lo si vede costeggiando l’aereoporto di Tempelhof, qualche minuto da casa mia. Si chiama Rosinenbomber, bombardiere d’uvetta.

“I nomi dei [75] piloti, copiloti, marconisti e scaricatori morti durante il Luftbruecke sono incisi nello zoccolo del monumento. I berlinesi ne conservano il ricordo con riconoscenza”, dice una targa in Platz der Luftbruecke.

Io trovo eccezionale l’uvetta.

L’upo

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