Lo Zoologischer Garten nasce da un progetto del 1841 dell’architetto di giardini Peter Joseph Lenné, lo zoologo Martin Hinrich Lichtenstein, Alexander von Humboldt e l’Herr von Ladenberg, patrocinato da Friedrich Wilhelm IV, re di Prussia. Apre i battenti nel 1844.

La collezione di animali, esotici e locali, all’inizio molto modesta, si arricchisce progressivamente col passare degli anni. Bertolt Brecht visitò lo zoo poco dopo essere arrivato a Berlino e trovò “sensazionale” la distribuzione del rancio alle scimmie antropoidi.

Le prime bombe caddero sullo zoo l’8 settembre 1941. Il 22 novembre 1943 l’aviazione britannica uccise quasi 700 animali. Un altro attacco due giorni dopo. Il direttore parlò di una visone da inferno dantesco:

La casetta moresca dell’antilopein fiamme, sette elefanti sotterrati da lastroni di cemento, due “splendide giraffe” uccise, oltre a due scimmie e quindici scimmiette. I raid successivi colpirono i coccodrilli. Lutz Heck trovò un enorme pesce gatto che boccheggiava al suolo e lo rigettò in acqua. L’ardore furioso dei mambasmorzato dall’estremo rigore. Gli elefanti morti crearono problemi in quanto troppo pesanti da rimuovere e cominciarono presto a puzzare.

Ci fu però un risvolto positivo, in un periodo di ristrettezze alimentari:

“La carne ci usciva dalle orecchie. Molti degli animali commestibili vittime dei raid finirono in pentola. Particolarmente appetitose le code dei coccodrilli: appena scottate, avevano il sapore di pollo grasso. Cervi, bisonti e antilopi sfamarono uomini e bestie. Più tardi il prosciutto e le salsicce d’orso furono una speciale leccornia”.

Alcune voci si diffusero ben presto per Berlino. Si disse che dei leoni si aggirassero tra le rovine della Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche. La giovane principessa russa émigré Missie Vassiltchikov raccontò che si era sparato su alcuni coccodrilli che si stavano gettando nella Sprea. Ursula von Kardorff temeva che una tigre potesse fare capolino da un momento all’altro nel West End; i burloni berlinesi ne approfittarono subito: si cominciò a raccontare che una di esse avesse cercato di trovare ristoro al Café Josty di Potsdamer Platz. Mangiò un pasticcino Bienenstich, andò a pancia all’aria e morì. I proprietari del Josty fecero causa ai diffamatori.

Quando arrivarono i russi, spararono all’ultimo gorilla. Nessuno ha mai capito bene perché. Tutti gli elefanti tranne uno erano morti. Un ippopotamo solitario nuotava lentamente nella propria vasca rossa di sangue. Il famoso Pongo, il gorilla più grosso d’Europa, giaceva morto sul pavimento di cemento della propria gabbia. Siam, l’elefante superstite, era impazzito per il rumore delle bombe e strombazzava ininterrottamente il proprio terrore. Le scimmie si rincorrevano tra le rovine e qualche uccello esotico volava da un albero all’altro cercando di fuggire dalle nuvole di acre fumo nero.

(Giles MacDonogh, Berlin, New York, St. Martin’s Press, 1998)

Ale

 

Annunci