III.i. Wie heißt du?

 

Tutto è partito dal cugino: Benjamin Bohrgasse°, figlio del fratello del padre. Emma ci sta raccontando della sua attività di pittore e di come lui la inviti sempre ai vernissage delle mostre che fa a Düsseldorf e “Prima o poi dovrò andare a vedere una sua mostra. Voglio bene al mio cugino Benjamin. Ricordo che mi piacevano i suoi quadri.” C’è un’affinità spirituale fra loro due. “Io assomiglio più a mio padre, e un po’ a tutti i parenti di parte paterna.”

 

Mi viene in mente che sul suo campanello non c’è scritto Bohrgasse. Chiedo, e viene fuori che Emma porta il cognome della madre: Reutlinger.

 

“Ma in Germania si può scegliere di passare il cognome della madre ai figli?”

 

“Na, klar”, ci ha risposto guardandoci decisamente stupita.

 

“In Italia no.”

 

“Cosa?”

 

“No. In Italia quando hai 18 anni puoi decidere di cambiare cognome e puoi sceglierne uno qualsiasi credo, quindi volendo anche quello di tua madre.”

 

“Ma va?” E poi, con quel suo sorriso furbetto: “Ma è inaudito. È una società P-A-T-R-I-A-R-C-A-L-E la vostra!”

 

“Certo. Così devono andare le cose. L’uomo. Il maschio. Mica siamo dei senza Dio come voi tedeschi!”

 

Si continua a parlare di nomi e di alberi genealogici. “Bohrgasse è un cognome tipico di Amburgo.”

 

“Come suonerebbe bene Emma Bohrgasse. Sembra l’eroina di un romanzo ottocentesco. Anche Benjamin Bohrgasse è molto bello. Anche lui ottocentesco; sembra il protagonista di un Entwicklungsroman: Benjamin Bohrgasse. Leben und Gedanken eines Taugenichts.”

 

“Io mi chiamo Emma perché entrambe le mie bisnonne portavano questo nome”. E si arriva a parlare della famiglia della madre: la famiglia Zahrt. “Ma come? Non era Reutlinger?”

 

“Mia madre di cognome faceva Zahrt. Reutlinger l’ha preso dal suo primo marito. Si sono separati quando lei ha conosciuto mio padre. Con quel tizio non ha voluto aver più niente a che fare, ma ha deciso di mantenere il suo cognome perché Zahrt non le piaceva.”

 

Quindi, ricapitolando, Emma porta il cognome della madre. Cognome che la madre ha a sua volta preso da un ex-marito.

 

° Nomi e cognomi sono stati contraffatti.

 

III.ii. gender-bender

 

Raccontavo ad Emma che da bambino i maschi della mia classe mi chiamavano “femenéta” (i.e. femminuccia) perché non giocavo a calcio e stavo sempre con le mie amiche a ricreazione a fare giochi da bambina. “Krass”, dice lei.

 

“Na ja”, dico io. “Sono cresciuto in un paesino… forse è per quello. O forse è l’Italia. Ines mi diceva che nella sua scuola, e Ines è cresciuta in un paesino come me, però in Germania, sia i ragazzi che le ragazze lavoravano a maglia ed era normale”. Nella mia scuola media le lezioni di Educazione Tecnica erano divise: i bambini segavano e inchiodavano pezzi di legno con il professor B. e le bambine facevano lavoretti con la carta crespa e la stoffa con la professoressa T.

 

“Io ricordo che indossavo vestiti da maschio e mia madre mi regalava macchinine…”, racconta Emma “Mia madre, che al tempo era femminista, ha intenzionalmente mescolato le cose: macchinine e bambole, perché in quegli anni si voleva contrastare, criticare attivamente, la politica dominante anche in fatto di educazione dei figli e in fatto di ruoli… maschile/femminile. I bambini non si distinguevano dalle bambine quand’ero piccola io: mi ricordo di Martin, che sembrava una bambina con quei lunghi capelli biondi, e mia madre mi metteva sempre i pantaloni. Io poi per reazione volevo sempre mettere il mio bel vestitino rosa. E a carnevale, a carnevale mia madre un anno, sempre per questa storia dei ruoli, mi fece vestire da Robin Hood e io poi per i tre anni successivi mi vestii da ballerina… sì, in quegli anni, post ’68, mi ricordo che a Berlino [Emma ha trascorso la prima infanzia a Berlino] c’era il Grips Theater che faceva spettacoli teatrali per le scuole e, mi ricordo, c’era questa canzone che diceva: Wer sagt, dass Mädchen dümmer sind / Wer sagt, dass Mädchen immer albern sind…”

 

III.iii. Mädchen-Power

 

Chi ha detto che le bambine sono più stupide?

 

Chi ha detto che le bambine sono sempre sciocche?

 

Chi ha detto che le bambine sono timide?

 

Be’, chi lo dice è matto, è matto, è matto.

 

Chi ha detto che le bambine non hanno coraggio?

 

Chi ha detto che stanno sempre a piagnucolare

 

A lamentarsi, a sgambettare?

 

Be’, chi lo dice non ha tutte le rotelle a posto.

 

Le bambine sono tanto scaltre quanto i bambini.

 

Le bambine sono altrettanto sfacciate e veloci.

 

Le bambine hanno tanto coraggio quanto i bambini.

 

Anche le bambine hanno la pelle dura.

 

Ma questo non è l’unico Kinderlied femminista che Emma ascoltava da bambina.

 

Bambine, non lasciatevi intortare.

 

Difendetevi, osate e ce la farete.

 

Non permettete più che vi dicano

 

Cosa si addice a una bambina.

 

Bambine, non permettete che vi impediscano di fare

 

Ciò che a un bambino è concesso di fare

 

Dite: “Da cosa dovremmo guardarci?

 

Sono proprio queste le cose che ci piacciono.

 

Se ci diverte farlo, possiamo costruire razzi,

 

Arrampicarci su qualsiasi vetta,

 

Azzuffarci, lottare, accapigliarci, scatarrare,

 

Giocare a calcio, brontolare, sgobbare,

 

Essere capitano della squadra e guidare la ruspa.

 

Sì, faremo proprio così.”

 

Chi cavolo ha deciso

 

Cosa devono fare le brave bambine?

 

Lavorare all’uncinetto, ricamare, fare la torta, pulire

 

E senza sporcarsi il vestitino!

 

Pettinarsi, cullare la bambolina,

 

Altrimenti poi non troveremo marito!

 

Bambine, non lasciatevi intortare.

 

(ripeti le prime due strofe)

 

Entrambe le canzoni si trovano nell’album: Grips Theater – Mensch Mädchen

 

Ale

 

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