Le finestre di camera mia hanno ante doppie: apri la prima e ne trovi una seconda. Apri la seconda e trovi il giardino. Le finestre di camera mia sono altissime e le tende troppo corte: sul vetro della prima anta, all’interno, ho attaccato con lo scotch dei fogli di cartoncino colorato per riparare la stanza dalla luce del mattino. Con il calore del sole d’estate e dei termosifoni d’inverno il nastro adesivo si è un po’ scollato e il cartoncino arricciato agli angoli: tra il cartone e il vetro si è creato dello spazio. In quello spazio un paio di settimane fa è andato a infilarsi un ragno.

 

Una notte prima di andare a letto noto una grossa macchia nera sul cartone giallo della finestra sinistra. Mi avvicino e vedo un grosso ragno intrappolato tra il vetro e il cartoncino. “Come cazzo sei finito lì?” gli chiedo. Non ottengo risposta e vado a letto. La notte successiva prima di spegnere la luce del comodino vedo una macchia biancastra con una macchiolina nera al centro sul cartone giallo. Vado alla finestra e guardo: il ragno si è creato una casetta circolare di ragnatela ed è visibilmente dimagrito. Si è svuotato. Povero, ha fatto l’unica cosa che sa fare. Per un paio di notti l’ho sbirciato di sfuggita prima di andare a letto: non si è più mosso, è morto. Una notte mi sono avvicinato al vetro e l’ho visto muoversi nel suo igloo. Incredibile, è ancora vivo. Ogni notte l’ho osservato prima di andare a letto: ora però è morto, e la notte successiva scopro che si è spostato. Una notte la macchia biancastra con la macchiolina nera era diventata una macchia grigia. Mi avvicino: la ragnatela era puntinata di nero e al centro il ragno immobile, il vetro sembrava come appannato. È marcito. La notte successiva le macchioline nere si erano fatte più distinte: sono ragnetti. “Come cazzo hai fatto a filiare senza mangiare niente per più di una settimana?” Silenzio. La notte successiva guardando ragno e ragnetti penso: devo fare qualcosa, non voglio che mi si riempia l’interno finestra di ragni disperati. La notte successiva i ragnetti non c’erano più: “Te li sei mangiati!” Due notti dopo, oggi, il ragno nel suo bozzolo sembra davvero morto: è tutto accartocciato.

 

Ale

 

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