Fondata nel 1975 a Berlino Ovest, la Berlinische Galerie ha riaperto i battenti lo scorso ottobre dopo vari spostamenti da una sede provvisoria all’altra e sette anni di inattività in quella che è ora la sua sede definitiva. Il Landesmuseum für Moderne Kunst, Fotografie und Architektur (museo regionale) è ospitato in un ex magazzino di vetrame completamente ristrutturato a qualche passo dallo Jüdisches Museum e dal principio occidentale dell’Oranienstrasse. Due piani collegati da una bellissima doppia scalinata a X: sopra pittura, scultura, fotografia, grafica e architettura da fine Ottocento a inizio Novecento, sotto da metà Novecento a oggi. Arte concepita o prodotta attorno a Berlino. Una collezione permanente, con alcune opere esposte a rotazione come all’Hamburger Bahnhof e altre in esposizione fissa, e una paio di mostre temporanee.
Personalmente segnalo: un ciclo di acqueforti di Otto Dix sulla Prima Guerra Mondiale, terrificante. La bellissima sezione Dada Berlin (un manifesto della Erste Internationale Dada-Messe,
tenutasi a Berlino nel 1920, recita: “DILETTANTEN ERHEBT EUCH GEGEN DIE KUNST!” – Dilettanti, insorgete contro l’arte!) e la più ricca collezione di opere dell’unica donna tra i dadaisti berlinesi: Hannah Höch (collages, dipinti e Dada-Puppen, bambole dada). La sezione architettura con i progetti mai realizzati, tra cui una variopinta gelatina di frutta che voleva ospitare la Bauakademie e il modellino della Große Halle di Albert Speer per la “Welthauptstadt Germania”: 315m di lunghezza x 290m di altezza e un unico enorme spazio interno che avrebbe dovuto ospitare fino a 180.000 persone. Fotografie di Heinrich Zille (scene di strada della Berlino a cavallo tra ‘800 e ‘900), Erich Salomon (immagini di convegni internazionali e incontri diplomatici tra le due guerre, sedute parlamentari nel Reichstag pre-incendio, Marlene Dietrich che parla al telefono con la figlia), Michael Schmidt (la Berlino degli anni ’80) e Frank Thiel (8 dei suoi 160 scatti di soldati dei quattro eserciti che occupavano la città durante la Guerra Fredda, tra cui l’americano e il sovietico che da anni sono esposti al Checkpoint Charlie). Una stanza creata da El Lissitzky per la Große Berliner Kunstausstellung del 1929 che profuma di legno, colla e avanguardie storiche. Due scene di concerto pop di due “neuen Wilden” (di nuovo Berlino anni ’80). Un capolavoro di kitsch impagabile: lo scoprimento del monumento a Richard Wagner nel Tiergarten (Anton von Werner, 1908).

Ale

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