Sì, abbiamo partecipato anche noi al Mayday berlinese. Il corteo, uno dei tanti del 1° maggio, andava da Spreewaldplatz a Hermannplatz passando per la Rütli-Schule e casa nostra. Lupo a metà percorso ha fatto un salto a casa a prendersi una giacca ed è tornato con dei biscotti: fermi davanti al tribunale di Neukölln, mentre io flirtavo con Werner, ammiravo Pünktchen e mi aprivo una bottiglia di Kindl con l’accendino facendolo esplodere in mille pezzi, un tizio ha reclamato un biscotto. Una volta infilata la mano del sacchetto e constatato che era l’ultimo ha ritirato la richiesta. Lupo si è brevemente consultato con noi presenti e poi gliel’ha dato, imboccandolo. In cambio ha ricevuto un invito all’inaugurazione di una mostra fotografica.
Noi abbiamo sfilato per la maggior parte del tempo assieme a quelli del Rattenbar (queer block) e a quelle dello Schwarzer Kanal (come sopra). Noi eravamo: Lupo, Robberta, Gabi ed io. Abbiamo però perso e ritrovato più volte Anna e GP. Con GP mi sono fatto l’ultimo tratto dietro al carro della Fuckparade: ballare gabba contro il precariato lungo la Karl-Marx-Straße (prego non confondere con la Karl-Marx-Allee) con i turchi, kurdi e arabi che ci guardavano dalle vetrine dei loro negozi e dalle finestre di casa è stata un’esperienza emozionante.
Prima della partenza della demo, prevista per le 16.00 e avvenuta alle 17.30, ci siamo intrattenuti brevemente con Pa. e Fe., che da dentro la loro giacca di pelle con camicia ghepardata e giubbotto jeans con camicia a quadrettoni hanno elargito sorrisi senza quasi parlare e sorseggiato birra fresca. Poi con Ol., che è arrossito appena ci ha visti, e con Ti., che alla luce del sole mi è sembrata più vecchia e più bella. Poco prima che la marcia partisse Lupo è anche andato a salutare Ul., che aveva intravisto dietro un furgone. La manifestazione è durata due ore e mezza e forse più. Il Tagesspiegel ha parlato il giorno dopo di 3.000 partecipanti. Pochi poliziotti ci hanno accompagnato quasi annoiati. All’arrivo a Hermannplatz sono venuti Lu. a reclamare GP e Al. a reclamare Lupo. Il sole calava.

Io e Robberta abbiamo fatto un salto a casa di Gabi, dove ci siamo seduti attorno a un tè e abbiamo goduto di un po’ di calduccio. Lupo e Al. sono venuti a ritirarci con Ir. e Lo., assieme ci siamo diretti a Heinrichplatz, illuminata dai riflettori e impaccata di gente, dove la Myfest si stava trasformando nella tradizionale bolgia. Quando abbiamo visto volare cose abbiamo deciso di aggirare. Ci siamo diretti verso il palco del Core Tex dove una band suonava ska sulla solita distesa di lattine e bottiglie rotte e gente un po’ in piedi un po’ seduta stretta ammucchiata, tra la quale ci siamo fatti strada a zigzag, seguendo Gabi, lo scopo non l’ho capito. Da Heinrichplatz sono arrivati due conati di fuga. Al secondo ce ne siamo andati in fretta, questa volta non a zigzag ma dritti di taglio tra la folla verso il marciapiedi e poi la strada. Tutti assieme, tranne Al. che ho scoperto essersi congedato dopo il volo di oggetti, siamo andati a cenare allo Yellow Sunshine di Spreewaldplatz. Del menu erano rimaste solo una decina di pietanze in croce dopo che milioni di pellegrini vi aveva pasteggiato. Si è mangiato e parlato. Tornando a casa con Lupo sono stato travolto dalla solita malinconia post-manifestazione.

L’altra sera Anna ci ha raccontato che mentre noi cenavamo lei e Ol. erano a Heinrichplatz e guardando lungo Oranienstraße in direzione del palco del Core Tex si è visto un fuoco altissimo, ma non sono riusciti a capire esattamente cosa bruciasse. Si vedevano una marea di cellulari alzati a fotografare. Secondo il Tagesspiegel il merito dello svolgimento pacifico di questo 1° maggio (notte tra il trenta e l’uno inclusa) va alla nuova strategia adottata dalla polizia. A Boxhagener Platz la notte di Valpurga si è utilizzata la tecnica della presenza ostentata e dell’esibizione di forza. A Kreuzberg il 1° maggio invece si è adottata la tecnica della presenza discreta e dell’attesa esasperata prima di entrare in azione. Si è parlato del 1° maggio più tranquillo dal ’96.

Noi ora si esce, ché qui è arrivata l’estate.

Ale

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