Lo stesso tabloid berlinese che riportava la notizia dei due fenicotteri froci solleva ora in prima pagina, con i toni scandalistici che gli si addicono, un polverone attorno a un opuscolo dell’Istituto regionale per la scuola e i media (LISUM) contenente alcuni giochi di ruolo volti a sensibilizzare gli studenti sulle dinamiche di socializzazione di froci e lesbiche, al fine di riconoscere e abbattere i pregiudizi e stimolare la comprensione della minoranza omosessuale.
Il giornale cita due esempi tra i vari esercizi che l’opuscolo propone alle classi dai 14 anni in avanti:
“Sei il barista di un bar gay. Trovi che i due uomini seduti di fronte a te sarebbero proprio una bella coppia. Cosa fai per farli conoscere? Ma, soprattutto, com’è che si comporta il barista di un bar gay?”
Il secondo esempio gli è sembrato così succoso che il giornale lo riporta integralmente ben due volte in prima pagina e altre due volte a pagina 8:
“Sei seduto al bancone di un bar gay e oggi avresti proprio voglia di portarti a letto un bell’ometto. Uno sconosciuto entra nel bar: è proprio carino! Come procedi per non farti scappare l’occasione?”
Meike Senftleben, referente per l’educazione dell’FDP (liberali), dichiara sconcertata: “Parlare di omosessualità all’interno dell’educazione sessuale è d’obbligo, ma toccare temi come questi in un gioco di ruolo è folle! Stiamo parlando di ragazzi di 14 anni!” La politica liberale chiede al senator di Berlino per l’educazione Jürgen Zöllner di prendere in esame l’opuscolo e fornire materiale alternativo. Il senator
  risponde che l’opuscolo si è rivelato un appropriato strumento pedagogico; chiederà altresì agli autori se non fosse possibile raggiungere gli stessi scopi con linguaggio un po’ meno “saloppe”.

Al lettore del BZ la libertà di scandalizzarsi o rimanere indifferente. È nelle corde di questo giornale, una sorta di versione locale di Bild, solleticare la pancia dei berlinesi con notizie che girano attorno al sesso, la violenza, i soldi, gli animaletti carini, le stranezze del mondo. Storie di vendette e criminalità, tette e culi, terrorismo, VIP, omosessualità (“Paris Hilton in carcere: Paura delle lesbiche da galera”), giustizialismo, orsetti bianchi e cagnolini abbandonati, bambine rapite o divorate dai pitbull, tasse, birra, fobie, pruriti, appetiti, disgusto.

Trovo positivo che il senator (un po’ come l’assessore, ma per il Land) difenda l’iniziativa. Mi chiedo solo cosa ci sia di così sbracato nel linguaggio usato in questo opuscolo. Capisco la signora Senftleben che si sente a disagio di fronte a dei giochi di ruolo per le scuole che obbligano gli studenti a confrontarsi così apertamente con le tecniche di abbordaggio dei gay. La vedo immaginarsi l’imbarazzo degli alunni eterosessuali costretti a impersonare dei froci e dei professori costretti a osservare, moderare e spiegare. Io immagino anche l’imbarazzo degli studenti froci e delle studentesse lesbiche costretti ad osservarsi scimmiottare e prendere in giro dai compagni di classe che trasformano la cosa in un teatrino grottesco e ridicolo. Trovo sia assolutamente necessario abbattere il silenzio colpevolizzante e mortificante che aleggia in classe attorno all’omosessualità, soprattutto perché invece fuori dalla classe, in corridoio, in cortile, in autobus, per la strada, è uno dei argomenti preferiti di gran parte degli studenti da ben prima dei 14 anni e i modi in cui viene tematizzato in queste occasioni è tutt’altro che illuminato e gratificante per chi subisce. Se poi un gioco di ruolo che obbliga gli studenti a esporsi in prima persona sia il metodo migliore per trattare l’argomento, se grazie a un’attività come questa si combattano davvero pregiudizi e violenze non so dirlo. Vale comunque la pena di fare un tentativo, secondo me. Testa di cazzo di una Senftleben!

Ale

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