Questa sera il compleanno di Spunk è diventato una festa di strada. Sul marciapiede di fronte al suo locale in Wrangelstrasse aveva allestito un palco su cui si sono avvicendati un combo che faceva musica araba e una band lesbica ska (indossavano tutte vestitini optical bianconeri) che ci stavano a fatica sul palco. Ogni due pezzi Fatma saliva tra i musicisti e danzava a modo suo. Fatma è un travestito di origine mediorientale, una polit-tunte con un senso del trash tutto suo: all’ultimo Transgenialer CSD (il gay pride di sinistra) era vestita da Bin Laden con barba e tacchi a spillo e tracce di nero sui vestiti e sulle gambe ignude. È una delle organizzatrici della “Gayhane”, la serata frociolesbica di musica turca e mediorientale all’SO36.

Questa sera era vestita da odalisca. Il pubblico era un misto di amici di Spunk e clienti abituali del suo locale, popolazione di Kreuzberg (quel melange tipico di froceria e attivismo di sinistra), signori turchi dal centro culturale confinante, avventori di quella borghesia giovane e progressista che potrebbe vivere anche a Prenzlauer Berg dai locali adiacenti. I signori turchi guardavano Fatma che sbeffeggiava la danza del ventre e alcuni si divertivano sinceramente, altri sembravano interdetti ma sono rimasti lì fino alla fine a guardare. Due ragazze turche abbastanza strappone (carnagione arancione da lampada, capello cotonato, cintura dorata su pantalone bianco, canottierina menta o fucsia H&M) si sono avvicinate a uno degli spettatori e hanno seguito divertite l’ultima esibizione di Fatma e alla fine l’hanno fotografata col cellulare. Fatma ha suonato un pezzo rock usando una scopa come chitarra ed è andata a cambiarsi.

Dal marciapiede gli spettatori, che aumentavano progressivamente, si espandevano sulla strada e sugli spazi della gelateria, del ristorante svevo, del centro culturale turco. Gli automobilisti non passavano: pochi suonavano il clacson, altri avanzavano lentamente finché la gente non si accorgeva della loro presenza e si scansava appena continuando a guardare verso il palco o a chiacchierare con gli amici.

Come diceva Lupo, una festa come questa ha una notevole importanza sociale per il quartiere, per la città. Che si mescolino realtà come la comunità turca e quella omosessuale, e che nascano simpatie (come quel signore in canotta che da metà serata in poi è definitivamente passato dalla nostra parte e ha ballato con Fatma e l’ha applaudita e baciata) o che semplicemente si stia uno a fianco all’altro non può che far bene a tutti i partecipanti. Ed è da contatti come questo che nacque la Kreuzberg che conosciamo oggi. Le lesbiche ska e i signori turchi che si sono alzati dai tavoli del backgammon e sono venuti ad ascoltare la musica di questi strani tedeschi vivono a Kreuzberg probabilmente dagli stessi venticinque anni. L’isola dove stanno bene così tante persone. L’isola che quando c’era ancora il muro era una gabbia dorata e ora è un’isola da cui per molti non è più possibile allontanarsi. Un’isola che intacca non molto ciò che c’è fuori.

Poco prima delle dieci è arrivata una volante della polizia. Si sono fermati a una ventina di metri dall’accumulo di gente e hanno aspettato a fari accesi. Io e Lupo siamo andati a prenderci un pezzo di pizza. Quando dopo mezz’oretta siamo tornati la musica continuava dalle casse all’interno del locale. Tre poliziotti parlavano con un paio di festeggianti. La folla sulla strada si era un po’ assottigliata. “Come faranno a starci tutti dentro il bar?”, ci siamo chiesti.

Ale

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