In sala d’attesa dall’ortopedico.
Entra la signora con le caviglie gonfie che già avevo visto durante la mia prima visita. Dev’essere un’habitué. E non è certo l’unica: qui è un continuo viavai di nonnine che si presentano senza appuntamento per farsi fare un massaggio o un’iniezione. La segretaria le saluta tutte come se le vedesse un giorno sì e un giorno no.
La signora procede lenta, si aiuta con due stampelle. Ha una bella faccia sorridente, da maestra buona in pensione:
"Buongiorno. Eccomi qua".
"Signora F., buongiorno".
"Ho bisogno di un’altra puntura, se al dottore non dispiace".
"Ma certo, prenda posto".
"Con calma, adesso pian piano arrivo", dice trascinandosi con fatica verso la stanza delle iniezioni e dei massaggi per nonnine.
"Con tutta la calma che vuole. Non si preoccupi. Il dottore arriverà tra un attimo".
"Lei è davvero un tesoro: mi verrebbe da infilarle la lingua in bocca".
"…"
Mi aggrego ai puntini di sospensione della segretaria, che dopo un paio di secondi aggiunge:
"… Beh, signora F., questo sarebbe esagerato".
Osservo la signora F. sparire dietro una tenda verde, sempre sorridente.

La signora ha letteralmente detto: "Sie sind ein Schatz, ich könnte Sie zu Boden knutschen".

Ale

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