I frammenti della celebre danse macabre conservati al Museo storico di Basilea mi hanno un po’ deluso. Mi aspettavo di vedere almeno un paio di coppie: la morte e l’abate, la morte e la regina… Ho invece scoperto che si è salvata solo una manciata di volti insignificanti di partner della Nera Signora. In compenso mi sono piaciuti gli arazzi cinquecenteschi, le sculture di legno dipinto e la sezione dedicata alle gilde cittadine.

Il Cristo nella tomba di Holbein di cui parla Dostoevskij è effettivamente un gran bel pezzo di carne morta. Per il resto la collezione del Kunstmuseum mi è sembrata mediocre nel complesso. Molto meglio la nostra Gemäldegalerie. Il municipio invece è una delizia (foto 46-51): se fossi un miliardario americano me lo farei ricostruire tale e quale in Florida. E in sala da pranzo metterei un paio di sculture sottratte dal Museo Tinguely.

Mi mancheranno molto le tartine e i millefoglie di Migros, i Crunchy biscuit Ovomaltine, gli scaffali della Coop colmi di cose mai viste e i rösti di Hasenburg e della Fischerstube. Per non parlare della casa sul Reno della zia di N. W., dei canottieri dopolavoro e di quelli che nel Reno la sera si fanno una nuotatina, usufruendo poi delle docce pubbliche allineate sulla sponda di Kleinbasel. E mi mancherà il ricco sottobosco svizzero. Mi dispiace per il nostro amato Brandeburgo, ma da esperto botanico quale sono mi sembra che la Svizzera abbia una varietà di alberi, arbusti ed erbette Ricola che i prussiani con il loro terreno sabbioso si sognano.

L’ultimo giorno ci siamo alzati, abbiamo fatto colazione e chiacchierato con uno dei nostri ospiti, abbiamo raccolto i nostri quattro stracci, salutato l’ospite e, zaino in spalla, abbiamo preso un tram che ci ha portati in campagna, tra boschi, campi e vigneti. Camminando tra Aesch e Laufen abbiamo visto un cerbiatto. Stava lì fermo a guardarci. Noi ci avvicinavamo per fotografarlo (Lupo) e riprenderlo col cellulare (Ale) e lui immobile ci fissava. Poco dopo Blauen abbiamo visto un cartello piantato tra il sentiero e un campo di un qualche cereale che invitava gli agricoltori della zona a mettersi in contatto con un certo signor H. per discutere di come salvare i cerbiatti dalla morte per mietitrebbiatrice.

Ma non voglio chiudere il racconto con questa immagine crudele del bambi che non sa che dovrebbe scappare e finisce dilaniato! Devo farmi venire in mente qualcos’altro… le fragole di bosco e le ciliege raccolte durante la nostra scampagnata, quel marcantonio del nostro ospite, La Morte e la fanciulla di Hans Baldung Grien al Kunstmuseum, il bar in cima alla torre dell’ex birreria che ospita Liste, il video di Natalie Djurberg visto ad Art Unlimited, la scena di me che a casa della zia di N. W. vengo spedito da quella scriteriata di R. in cima alla scala a chiocciola per “vedere assolutamente il panorama dalla mansarda” (“ma sei sicuro? salgo, così?”, “tranquillo, vai vai”) e finisco in camera di N. W., che ancora non conoscevo e se ne stava sdraiato bel bello in camera sua (la mansarda) a leggere. Che poi un’ora prima, fuori dalla Kunsthalle, cellulare alla mano, R. mi aveva chiesto cognome e professione per annunciare telefonicamente a N. W. che ci sarei stato anch’io a cena. Ma come? Prima mi presenti ufficialmente dichiarando che “ci sarebbe anche Ale ***, addetto stampa di *** e pranoterapeuta freelance” e poi arrivati da questo N. W. mi scaraventi in camera sua che a momenti inciampo e mi spalmo sul suo scendiletto mentre lui se ne sta tranquillo a leggersi Hölderlin o a farsi un gran raspone dopo una lunga giornata in fiera?


Ale


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