Entro in pasticceria con la mia brava chiavetta USB appesa al collo. Saluto e dico: “Allora, sono venuto a ordinare la torta con foto”. Sono nervoso perché so di che foto si tratta e so che il pasticcere è mussulmano. “Mi serve per domani”.

“Non c’è problema. A che ora?”.

“Non so, prima di mezzogiorno?”.

“Va bene, segno dalle 11:00 in poi. Quindi che formato ha scelto?”.

“Il cuore. La versione piccola da 20 €”.

Squilla il telefono. Il pasticcere mi chiede di scusarlo un attimo. Mentre lui conversa in arabo al telefono io mi guardo attorno. Due pasticceri escono dal laboratorio, scherzano e ridono. Uno dei due si pulisce le mani sul grembiule e si prende un baklawa da un vassoio esposto in vetrina. Alle pareti foto di matrimoni, feste aziendali e compleanni. Sugli scaffali confezioni di pasticcini da asporto, torte finte e placche di metallo con decorazioni calligrafiche islamiche. Su una mensola il modellino in plastica di una moschea che stanno costruendo a Kreuzberg: sul tetto, tra i minareti, una fessura dove infilare monete per finanziare la costruzione. Sudo.

Il pasticcere capo conclude la sua telefonata e torna a occuparsi di me:

“Allora, si diceva: un cuore da 20 €”.

“Esatto”.

“Gusto neutro? Sarebbe a dire vaniglia”.

“Perfetto”.

“Ragazzo o ragazza?”.

“Ragazza”.

“Quindi decorazioni bianche e rosa”.

“Benissimo”.

“Dobbiamo scrivere qualcosa?”.

“Mah, direi: Happy birthday”.

“Come si chiama la ragazza?”.

“Anna”.

“A, enne…”.

“Enne, a”.

“Bene. La foto?”.

“Sì, appunto… eh, ce l’ho qui nella chiavetta”.

“Ah, okay. Un attimo. Mi dia pure”.

Prende lo strumento e lo passa al collega che ride e mangia baklawa. Mi guardo le scarpe. Penso che sono uscito di casa senza allacciarmele. E che non mi sono fatto la doccia.

Il pasticcere che ride infila la chiavetta nel PC, sudo. Sullo schermo dietro il bancone appare la foto: Anna in costume da bagno, Lupo a petto nudo, la mia testa che spunta dall’angolo inferiore sinistro della foto appoggiata sul petto di Lupo. Era l’estate scorsa. Sulla riva dello Schlachtensee. Siamo sdraiati sulla coperta di lana, fantasia scozzese, di mia nonna e su un copriletto nero di Anna. Dietro Anna si intravede una scarpa da ginnastica con un calzino infilato dentro. Attorno a noi sabbia grigia. Era l’unica foto disponibile dove fossimo tutti e tre assieme.

Il pasticcere che rideva non fa una piega. Il pasticcere capo si avvicina allo schermo, guarda e non dice niente.

“Allora cosa scriviamo?”, mi chiede il pasticcere che rideva.

“Happy birthday”, rispondo.

“Anna”, aggiunge il pasticcere capo. “A, enne, enne, a”.

Ale

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