… leggo sul mensile gratuito della BVG che nel corso degli scavi di fronte al Rotes Rathaus per il prolungamento della linea 5/55 sono state rinvenute delle fondamenta del XIII secolo e delle alzatine in maiolica italiana del XVI secolo.

Una tizia urla al cellulare: “Ich bin U-Bahnhof Berliner Straße”, che letteralmente si tradurrebbe con “Sono la stazione di Berliner Straße”, ma in realtà vuol dire “In questo momento mi trovo in metropolitana alla stazione di Berliner Straße”. Si dice così, tralasciando qualsiasi preposizione di luogo.

Leggo sul videogiornale della Berliner Fenster che anche Helmut Berger (come Laura Antonelli) non se la sta passando benissimo: vive, in Italia, con 200 euro di pensione al mese.

Leggo sul mensile della BVG che l’edificio che da aprile 2002 (quindi io e Lupo già eravamo a Berlino) ospita la Universal, un tempo era un magazzino frigorifero per merci deperibili, tra cui le uova; da qui il soprannome “Eierspeicher”, deposito di uova. Fu inaugurato nel 1929.

Sulla s-bahn…

… di ritorno dal dentista scrivo un lunghissimo SMS a Lupo, che mi aspetta a casa:

– Il dentista dice che i fermenti lattici non sono affatto necessari se proprio non sorgono irregolarità (intestinali) durante l’assunzione degli antibiotici. La flora intestinale di solito si ricrea da sola. E che sono più che altro le donne ad avere problemi, per la flora batterica della loro lercia fregna. Quindi questi froci milanesi che ti consigliano di prendere fermenti lattici mentre fai una cura di antibiotici perché altrimenti non caghi più (cosa che non mi è successa neanche lontanamente) è perché hanno subito il lavaggio del cervello dalle loro madri

– Fammi sapere appena finito dal dentista

– Sono già sul ring (My precious!) in direzione Sonnenallee!

Sempre sul mensile della BVG leggo in un’intervista a un autista di autobus: “Di notte posso lasciare i miei pensieri vagare liberamente. Ovviamente sono sempre concentrato sulla guida; però, insomma, contemporaneamente si può anche essere altrove: pensare a un discorso fatto durante la pausa pranzo o a qualcos’altro”.

Una ragazzina in un gruppo di ragazzine che rientrano a casa da scuola osserva un disabile che scende dalla s-bahn restando seduto sulla sua carrozzella elettrica e dice alle amiche: “Ah, è una carrozzella! Pensavo fosse un’auto”. Che in tedesco si dice “Auto”. Vorrei dirle che in realtà anche quella è un’auto visto che “si muove per forza propria”, ma non lo faccio. Invece mi ricordo di quell’australiana conosciuta anni fa che interpretava Cappuccetto Rosso in uno spettacolo del Theatre of Hell e ci provava con Lupo. È stata la prima anglofona a cui ho sentito usare la parola “auto” invece di “car”. Che parola orrenda. Per come viene pronunciata, non per altro. Gli angolofoni dicono “òto”, con la prima vocale aperta e la seconda semichiusa.

“My headphones, they saved my life…”:

Far – Far away from West Virginia
I – I’ll try on New York City
Explaining that the sky holds the
Wind, the sun rushes in, a child
With a shotgun can shoot down
Honeybees that sting
OH, BUT THIS BOY COULD USE A LITTLE STING!

Aw-rite

Who – Will get me to a party?
Who – Do I have yet to meet?
You – You look a bit like coffee
And you taste a little like me
How – Can I keep me from moving?
Now – I need a change of scenery
Just listen to me, I won’t pretend to
Understand the movement of the wind
Or the waves in the ocean or how
Like the hours I change softly slowly
Plainly blindly oh me oh my!

Ale

 

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