Visto ieri sera sulla Weserstraße. In tema con gli ultimi post e con certi discorsi fatti più o meno di recente con svariati amici.

Vi ho mai detto che la Weser non è più quella di una volta? Che da almeno due anni è diventata una sequenza infinita di localini hip e che Neukölln nord (detta Kreuzkölln) è invasa da hipster londinesi stronzi (detti anche “Shoreditch fuckers”) e che Tip l’ha definita il Lower East Side di Berlino?
Comunque, ieri sera sono andato al Silver Future con un paio di colleghi dell’agenzia di traduzione dove lavoro da settembre per il concerto di un nostro collega. Un neozelandese tutto muscoli e pelo biondo. Tanti tanti anni fa, quando ancora avevo una vita sociale, mi capitava di incrociarlo spessissimo in posti queer. Poi per anni niente, e ora me lo trovo in ufficio.
Era la prima volta che lo sentivo cantare. Ieri si esibiva con il suo nuovo gruppo (tastiera, violocello, voce). Chanson, dice. Si potrebbe descrivere così: Marlene Dietrich meets Henry Rollins on happy drugs. Un giocatore di rugby in baby-doll e scarponi da motociciclista che canta, racconta, urla e si agita, carburato da una pizza, una bottiglia di spumante rosé e un paio di sberle ben assestate e un lunghissimo e intenso pizzicotto somministrati da un suo amico seduto tra il pubblico. Una forza della natura: bravissimo.
Poi siamo andati tutti al Freies Neukölln e lì mi sono smonato abbastanza in fretta.

Ale

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