Lupo è malato. Gli ho chiesto se voleva che andassi a comprare due fette di quiche al banchetto di Anzengruberstraße che avevo notato ieri tornando a casa stanco da Richardplatz.
(Background info: questo weekend nel nostro quartiere c’è questo festival, 48 Stunden Neukölln, dove artisti di professione o per passione espongono e fanno cose a destra e a manca; lo visitiamo ogni anno e ogni anno ci delude)
“Ma sì, dai. Grazie”, mi dice.

Insomma, arrivo lì e il banchetto non c’è più. Provo a entrare in cortile. Seguo i poster “48 Stunden” fino all’ultimo, fissato sulla finestra di un appartamento al piano terra. Sbircio dentro e vedo una signora seduta. Quando vedi qualcuno assistere a qualcosa da seduto, il Manuale dell’asociale moderno ti consiglierebbe di fuggire a gambe levate. E io invece entro, portato dalla confusione mentale e dallo spirito della perversità. Catturato da una signora sorridente con caschetto rosso, finisco ad ascoltare un reading di poesia di una sua amica con permanente rossa e camicetta a fiori rossi. Applaudo, mi alzo per guardare le foto appese alle pareti e vengo carpito da una signora con camicia a fiori e capelli al capezzolo che mi vuol far leggere una sua poesia sugli elfi. Fingo di leggere e finisco di guardare le foto.
La prima signora mi intercetta mentre sto per uscire e mi chiede se voglio scrivere anch’io un Elfchen (poesia di 11 parole con schema fisso).
“Ci provo volentieri”.

Rote
Halsschmerzen, gestern
gab es Kuchen
hier. Heute nicht mehr.
Überrascht

“Questa sera alle sette torni a vedere quando liberiamo i palloncini con le poesie”.
“Ok, vediamo…”.

Esco e vedo che stanno riallestendo il banchetto con le quiche.

Ale

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