Niente, era il quarto anniversario della rassegna e il film — Prix de Beauté di Augusto Genina — mi sembrava interessante. Ho deciso che era venuta l’ora di presenziare.
L’organizzatrice di Rising Stars, Falling Stars, appuntamento mensile all’Arsenal di Potsdamer Straße per gli amanti del cinema muto, è una drag queen losangelina che “adoro”, nonostante io non adori praticamente nessuno, e temo. Ogni volta che sfogliavo il programma dell’Arsenal mi dicevo: prima o poi devo andare a vedere uno di questi film presentati da Vaginal Davis; non ch’io sia un grande fan del muto… però Agonia sui ghiacci mi era piaciuto un sacco… il fatto è che poi Vaginal Davis mi intimidisce, e la sua corte di art fag anche di più, non so…  Questo per quattro anni, quasi ogni mese.

Per farla breve, domenica scorsa alle 20:15 ho inforcato la bici e mi sono diretto verso Potsdamer Platz. Più o meno alla fine di Urbanstraße mi sono tranquillizzato, e all’altezza di Hallesches Tor ho preso a cantare. Più precisamente, Malafemmena di Antonio De Curtis, in arte Totò. Qualche hanno fa un amico che mi aveva sentito cantarla mi aveva detto: “Che bella voce!”. Visto che non ho una bella voce, ho pensato che probabilmente quella canzone bene si adatta al mio timbro. Mi piacerebbe individuare meglio il mio timbro e la mia estensione vocale e prendere lezioni di canto, pensavo pedalando, cantando e inspirando aria fredda e smog a pieni polmoni. Da Malafemmena sono passato a Like a Virgin, cantata con una tonalità molto bassa. Mentre pensavo che il capolavoro di Madonna, scritto da Billy Steinberg e Tom Kelly, inizia come l’Inferno di Dante — I made it through the wilderness / Somehow I made it through / Didn’t know how lost I was / until I found you vs Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura, / ché la diritta via era smarrita — sterzavo su Potsdamer Straße e ripetevo come un mantra “Yeah, you ma-eh-eh-ade me feel shiny and new-uh…”.

Per concludere, arrivato al cinema e comprato il biglietto, aspettando che aprissero la sala ho cominciato a sentire un po’ di mal di gola, a deglutire.
Durante la proiezione il mal di gola aumentava di minuto in minuto, come un suono che diventa sempre più forte. Alla fine del film, che non mi è piaciuto per niente (tranne che per il bellissimo accompagnamento dal vivo al pianoforte di tale Eunice Martins), non ne potevo più, deglutendo o non deglutendo. Ho bevuto due sorsi di vino bianco nel foyer, giusto per non scappare proprio come un ladro, scrivendo un SMS a Lupo dove gi chiedevo se a casa avessimo ancora delle pastiglie per la gola, ascoltando V.D. che si sperticava in ringraziamenti per una spilla donatale da una signora del pubblico e pensando che se qualcuno mi avesse rivolto la parola avrei detto: Sorry, ich kann nicht sprechen, ich hab’ Halsschmerzen… Ach so, I can’t speak, I have a sore throat.
Nessuno mi ha rivolto la parola e, tempo due minuti, sono scappato a casa.

Dice Lorena Scaccia, o chi per lei, dell’omonima scuola di canto di Civitavecchia:
“Un errato utilizzo delle corde vocali può causare infiammazioni con conseguenti abbassamenti di voce, se l’erroneo utilizzo persiste si può arrivare a causare cisti e noduli sulle nostre corde vocali, e a quel punto avremmo fatto davvero un bel guaio, risolvibile senz’altro con terapie mirate, ma evitabili”.

Ale

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