A parte la gratitudine personale che posso provare per Hillary Clinton e l'importanza storica, per le persone che rientrano nell'acronimo LGBT e per tutte le altre, del suo discorso; a parte la limpidità concettuale, retorica e linguistica del discorso stesso (e nessuno che le passasse un bicchiere d'acqua!), alcuni potrebbero obiettare che un'americana probabilmente non si pone nemmeno il problema ma io ho trovato molto coraggiosa la scelta di fottersene del relativismo e chiudere, dopo una bellissima esortazione al dialogo tra diretti interessati o simpatizzanti e ostili, definendo "giusta" la posizione di chi difende i diritti LGBT e "sbagliata" la posizione di chi invece non approva o avversa.

Ale

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