Mica è vero che bisogna sempre seguire il proprio cuore.

Questa sera, camminando verso casa dall’ufficio, pensavo se fare o meno un po’ di spesa al supermercato bio dove lavora il commesso del quale sono perdutamente innamorato – perché non tutti i tedeschi sono biondi e glabri come Max Riemelt! Spesa Sì e Spesa No hanno giocato a ping pong nella mia testa per buoni 5 minuti. Alla fine ha vinto Spesa No.

Superato il supermercato, ho cominciato a immaginare che un’auto mi superasse e dopo un paio di metri si fermasse, il guidatore si protendesse sul sedile del passeggero, abbassasse il finestrino e urlasse: “Hallo!”, io corressi verso la macchina, mi chinassi in avanti e avvicinassi la faccia al finestrino, vedessi lui, l’anti-Max Riemelt, seduto al volante e sentissi: “Ciao, sei un nostro cliente. Posso darti un passaggio a casa? Con questo freddo…”, io dicessi: “Mah, sì, grazie”, salissi in macchina e lì lui cominciasse a raccontarmi questo e quello e io, tranquillissimo, ascoltassi e ricambiassi con risposte e nuovi spunti di conversazione…

A quel punto ero arrivato all’incrocio successivo. Mi sono voltato per vedere se per caso la macchina che stava arrivando… “Ma, scusa”, mi ha detto una vocina antipatica “perché cazzo non vai a farla questa spesa e magari gli dici qualcosa, come quella volta che cercavi l’antitarme biologico e gli hai chiesto: ‘Cos’ha contro le tarme?’ e lui, sorridendo: ‘Personalmente non ho niente contro le tarme’, e con quel sorriso hai mangiato per mesi”.

Ho ascoltato la vocina, sono tornato indietro e sono entrato nel supermercato. Arrivato alla frutta, lui era lì che svuotava e riempiva scatoloni. Sono stato un po’ a osservare limoni, mele e avocado, rape rosse, tuberi assortiti, carote. Arrivato alle carote, ho cominciato a riempirne un sacchetto. Nel frattempo cercavo l’occasione di incrociare “per caso” il suo sguardo e salutarlo. Selezionando le carote meno corte (non ho palle di sbucciarle quelle corte), ho pensato: “Potrei dirgli: ‘Certo che la verdura bio bella non è!’… no, ma che frase è!?”. Niente, gli sguardi oggi non si incrociano, e sono andato oltre. Arrivato ai dolciumi, mi sono ricordato che a casa non ho più banane. Sono tornato al reparto frutta e verdura e mi sono messo a cercarle. Mentre le cercavo ho sentito il suo sguardo appoggiarmisi su una spalla. Ho fatto una piccola pantomima del cliente che cerca (Vedi, commesso dalle dita di marzapane e le braccia di cervo? Sto cercando ma non trovo), mi sono avvicinato da dietro al commesso con il collo di burro non spalmabile e la testa di cinghiale e gli ho detto: “Hallo”. Pausa dove io guardo i pomodori e lui guarda i mandarini. “Avete delle… banane… da qualche parte?”. “Ehm, sì”, fa lui, e si dirige verso le casse di banane, vuote. Rimuove le casse vuote e da sotto estrae delle casse piene. “Grazie mille”, gli dico sorridendo alle banane. “Prego”, risponde lui sorridendo alle banane.

Poi, camminando verso casa con la borsa piena e il cuore vuoto, ma non dolorante, ho pensato che avrei potuto chiedergli: “E da dove vengono?”, che in tedesco è uguale alla forma di cortesia “E da dove viene Lei, commesso fatto di rondini, foglie di palma e furetti intrecciati?”. Al che lui avrebbe risposto: “Da Pankow”. E io: “Ma va? A Pankow crescono le banane?”. E lì avremmo riso guardandoci negli occhi.

Ale

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