Bella la grigliata, bella la cagnetta che scava buche nella sabbia. Belli i mobili DDR, belli cucina e salotto, bello l’orto con l’altalena. Bella la piscina recuperata da un bordello. Bello i due papà e i cinque bambini che in un lampo si spogliano e si buttano nel lago. Bella la raccolta di fiori di sambuco. Simpatici tutti. Tenerissimi (e spiazzanti) gli abbracci spontanei e l’affetto sconfinato della figlia della mia collega, conquistata con 1 x 1 m di stoffa nera sbarluccicante. Bello imbastire un orlo mentre i signori giocano a calcio. Bello il set da cucito recuperato da un cassetto che non veniva aperto da anni. Buona la salsiccia, buona l’insalata, buone le fragole. Non è che mi sia sentito fuori posto, però dopo tre ore mi ero già svuotato, come sempre, e dopo un altro po’ ho cominciato a sentirmi… fuori posto. Mi spiace anche per il tizio che lavora a Potsdam in un istituto di ricerca sui cambiamenti climatici… E per il babbo crestato di S., al quale avrei voluto chiedere come sono gli studenti di Bradford, come sono messi a bullismo, ma proprio ero andato in confusione e dopo un paio di minuti che gli stavo vicino emanando non-detto, e sentivo che lo spazio tra noi due si stava infuocando, ho dovuto dirgli: “I think I’ll go to the lake with the others” per non ustionarlo.

Tornando a casa, sfinito e dolorante, non ho potuto non identificarmi con il tiglio secolare della chiesetta gotica di Mahlsdorf:

L’ho notato dalla strada, camminando verso la stazione della S-Bahn. Sono entrato nel sagrato per osservarlo meglio.

In certi sguardi sfuggenti e in certi silenzi non ho potuto non leggere un certo disagio. Volendo, si potrebbe parlare di proiezione e cose di quel tipo. Fatto sta che, da un certo punto in avanti, mi sono sentito un vecchio tiglio brutto che vuole starsene da solo.

Certo, sull’altra faccia della medaglia c’è la Regina del Cimitero… Che egocentrico del cazzo!

Dio, che stanchezza! E che pace qui. Hanno piantato dei tubi di metallo nel terreno per reggere questo povero tiglione tutto sbilanciato in avanti. Ah, che pace tra gli alberi! Dalla chiesa ogni tanto arrivavano delle note di organo, o forse clavicembalo? Non so, suonava barocco. E una donna che cantava (un soprano?). Stavano provando un concerto, credo. Nella mia testa mi immaginavo l’austriaca che chiedeva alla mia collega: “Ma chi cazzo era quello?”.

Ieri la mia collega mi ha portato in ufficio una bottiglietta di sciroppo di sambuco, ricavato dai fiori che avevo raccolto quel pomeriggio assieme al suo compagno, l’austriaca, il secondo papà e ai loro figli. È proprio buono, cavolo.

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