MA mi fa: “Vuoi venire con me a vedere il presepe che M. ha allestito nella scuola di lingue di suo marito?”. “Ma M. è quello del diorama di pinguini?”, gli chiedo. È lui. “Volentieri!”.

presepe_suricati

Meraviglioso! Fateci un salto se vi capita di passare in Nollendorfstraße (n. 20, seminterrato). Vi prego di notare i suricati che spuntano dal muschio accanto al muso del cammello… Le mie foto, mosse e/o sfocate, non gli rendono giustizia: il bellissimo presepe di M., allestito nel corso di due mesi, si sviluppa lungo tutte e quattro le pareti di una stanza di circa 8 m². La scena della natività è molto tradizionale, con Giuseppe, Maria, bue, asinello e Gesù bambino; il resto no. A cominciare dall’aquila Schleich appollaiata sulla spalla di un re magio che osserva la grotta. Grotta, tra l’altro, molto ben riuscita: ricavata da un vecchio sgabello capovolto e ricoperto di corteccia, muschio e licheni.

presepe_pisciatore_speck

Il presepe è abitato da vari personaggi napoletani (la stiratrice, la massaia che cala il panaro e quella che scaccia il topo dalla cucina, il casaro, …), due caganer catalani e varie altre statuette internazionali acquistate da M. nei suoi viaggi (Messico, Austria, Grecia, Stati Uniti, ecc.) nonché diversi “ospiti”: troll, gnomi, Cappucetto Rosso, animali di ogni continente. Mentre io e MA ci stavamo intrattenendo con il marito di M., è passata una vicina che ha regalato a M. un coniglietto bianco e un ragnone nero, entrambi di plastica, da aggiungere alla collezione. M. ci ha poi detto che se abbiamo a casa delle statuette o figurine con le quali ci identifichiamo possiamo portaglierle e lui vedrà di inserirle nel presepe.

presepe_rotkaeppchen

presepe_fenicotteriIl talento di M., che ogni anno mette in scena il presepe in modo diverso scegliendo qualche centinaio di figure delle millanta che conserva in decine di scatole, sta nel creare un mondo poliedrico ma strutturato, nel quale creature diversissime tra loro convivono in armonia e buongusto, senza omettere dissonanze e attriti ma senza cadere nella cacofonia o nella provocazione fine a se stessa. La massaia napoletana che scaccia una zoccolaccia nera dalla cucina è osservata da un candido topolino Schleich. Un vecchio mendicante, copia di una statuetta del Presepe Cuciniello, dialoga con una scimmieta accovacciata, speculare al vecchio in quanto alla posizione degli arti. Sul lato opposto della piazza dove siedono quattro pope intenti a giocare a carte, una calzolaia sta riparando uno stivale attorniata di scarpe della Barbie. La caverna scavata nel basamento del presepe è abitata da candide pecorelle e neri pipistrelli.

Io e M., tra una spiegazione (sua) e un espressione di stupore (mia), abbiamo parlato della tragedia delle statuette di mio nonno sciolte dall’umidità, di idraulica e meccanica (lui, io ascoltavo), di Lou Dalfin e minoranze linguistiche, … In più di un’occasione abbiamo concluso l’uno la frase dell’altro.

Quando io e MA abbiamo espresso la nostra ammirazione per lo zappatore solitario, M. ha confessato che quello è un po’ il suo avatar.

presepe_zappatoreChiudiamo con la citazione ormai quasi d’obbligo da 69 Love Songs?

Some of us can only live / in songs of love and trouble / Some of us can only live in bubbles

No, chiudiamo con il mio collega danese che venerdì sera alla cena di Natale dell’agenzia per la quale lavoro, quando gli ho raccontato che M. ha impiegato due mesi ad allestire il suo presepe, mi fa: “Due mesi? Beh, non è tanto”. Ma come non è tanto? Certo che questo danese! Sono due anni che cerco di dirgli che sono un fan di Forbrydelsen. Due settimane fa ce l’ho fatta e da allora i nostri muscoli facciali si sono scongelati e siamo sempre lì a scambiarci sorrisi in ufficio. L’altra sera alla cena è arrivato quando avevamo tutti abbondantemente finito di mangiare e ci eravamo già scambiati i regali — “Ognuno porta una cosa che sta lì a prender polvere da anni, sì, una di quelle cose che hai pensato varie volte di buttare ma alla fine non hai mai avuto cuore di farlo” — e io ero tutto preso dal regalo che l’estrazione mi aveva assegnato: un tangram di cartone nero. Per, che chiameremo col suo vero nome perché tanto in italiano è una comune preposizione e quindi si mimetizzerà nella selva del testo e risulterà invisibile ai motori di ricerca che vogliano intaccare la sua privacy, si è subito seduto vicino a me, disturbando non poco la mia quiete interiore già provata da non so quali problemi di digestione, ha ordinato una birra e si è messo a chiacchierare con la galiziana, la portoghese e la tedesca che parla portoghese. Io ho continuato a occuparmi della figura che stavo cercando di costruire (il mio estraniamento dal gruppo a un certo punto della serata è inevitabile), fino a quando Per non si è girato verso di me e mi ha chiesto: “Cosa stai facendo?”. Da lì abbiamo iniziato a parlare. Son venute fuori tante cose. Non so ancora cosa pensare di Per: vedo in lui qualcosa di profondamente inquietante che mi spaventa non poco. Non so. Fatto sta che alla fine gli ho lasciato il mio indirizzo e-mail, ma quando poi mi ha chiesto se mi andava di proseguire la serata con un paio di birre in una kneipe lì vicino, ho dovuto dirgli di no. Mi è dispiaciuto, ma mi stavo letteralmente cagando nei pantaloni. Avevo proprio i crampi. A casa mi sono fatto una tisana di quelle che mi ha regalato G. per il compleanno. Honeybush e rosmarino. Si tratta di una di quelle tisane che si vendono come elisir di salute e benessere. I testi riportati sulla confezione hanno spesso questo tono esoterico che il più delle volte mi fa ridere. Questa volta un po’ ho riso, un po’ no leggendo: “La tua pancia brontola? È possibile che sia gelosa di una persona che le hai appena presentato. La cosa migliore da fare è portare subito un po’ di armonia in zona stomaco e dintorni. In questo modo tutto si lascerà digerire senza problemi”.

Poi Per mi ha scritto e io mi sono scusato di avergli fornito una spiegazione parzialmente errata del nome del ristorante: Due di coppe. Gli ho esposto i risultati della mia breve ricerca in rete e ho concluso dicendo che due di coppe è equivalente a “due di picche” (così si legge in vari autorevolissimi forum), ma che sembra che nei tarocchi il due di coppe abbia un significato molto positivo: “Dicono che simbolizzi l’inizio di una nuova amicizia. Ma i siti di tarocchi non sono famosi per essere seri e affidabili, quindi chi lo sa”.

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