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In questi giorni ho provato a non pensare a Per e oggi finalmente quasi ci ero riuscito tra scritture, letture, passeggiate tra i campi e commissioni varie (acquisto di formaggio di malga da portare a Berlino, pastin per il pranzo di capodanno e, su consiglio di una grottesca gran dama romana vista a Unomattina, uva benaugurante) e grazie al vortice di operosità sfrenata di mia madre che tutto travolge, ma poi la televisione della zia mi ha proposto Il pranzo di Babette durante la pausa caffè di mezza mattina e, mentre si sorseggiava il secondo caffè pomeridiano, Madame X, con il pianista danese che salva Holly Parker dalla neve.

L’anno finisce così, scrivevo prima a M., senza nessuna certezza. Lei ha appena ricevuto una proposta di lavoro molto concreta. Io so che a marzo perderò il mio più grosso cliente; per il resto è tutto un po’ fumoso: si intravedono delle figure, come certi fumi psichedelici di streghe Disney, ma inconsistenti e cangianti.

Di questo soggiorno italiano ricorderò, oltre al nipotino, la passeggiata a Cannaregio con MA, la porta con colombre e cane della Sala Cappella di Palazzo Crepadona, la visita al bellissimo Museo etnografico della provincia di Belluno (tra scarponi chiodati, om salvarech, pannocchie e slitte, anche Luchino Visconti e la sua balia da latte), il pranzo e la cena a base di specialità ucraine offerti rispettivamente dalla badante della nonna e dalla badante della prozia… non mi viene in mente altro al momento. Ora devo scappare: mi aspettano.

Guten Rutsch!

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