… di aver scoperto, grazie alla ricerca sul sonetto effettuata a singhiozzo, tra un impegno e l’altro, nei primi giorni di permanenza al paesello e ispirata da/a Per, che quella sera al pub mi raccontò di essere un estimatore del genere, L’hobby del sonetto di Pasolini. E di aver riflettuto su quanti strani rapporti possibili esistano tra l’amicizia e l’amore. Come notava MA passeggiando per Cannaregio, il rapporto tra PPP e Ninetto Davoli era in più complicato da varie altre cose: le differenze di età, cultura e indole, il lavoro, il denaro… “(…) quell’amore che si istituì da se stesso, inviso / a tutti (neanch’io me lo perdono // se questo è il risultato). Era una cosa / unica e preziosa quel vostro ridere: / quante volte mi son detto che era bello // accettarlo, benché per me, uomo serio, fosse scandalosa / la sua spensieratezza. (…)”.

Un giorno, prima di ritirare il libro in biblioteca, ho pensato che, se Per non fosse interessato a una relazione, potremmo diventare fuck buddy… ma anche hug buddy non mi dispiacerebbe. Sarebbe poi molto buffo da spiegare ai miei, ho pensato. “No, non siamo fidanzati, siamo amici che ogni tanto… ‘Friends with benefits’, dicono gli americani… va be’, lasciamo stare”. A differenza che con MP, per il quale ho scoperto di sentire un’attrazione quasi esclusivamente fisica (la solita domanda di Natalia Landauer che mi perseguita: “Is this love, or mere infatuation of the body?”), con Per anche un’amicizia dura e pura mi andrebbe bene, anche se, temo, non potrebbe che essere un’amicizia complicatissima.

Fatto sta che deve ancora rispondere alla mia mail del 26 dicembre. Mah. Più tardi ci rivedremo in ufficio, credo. Si vedrà.

Tornando a L’hobby del sonetto, sono poesie bellissime e tremende, che non parlano affatto di Per ma molto pericolosamente di un paio di altre persone (e soprattutto di Pasolini e Ninetto) e mi stanno facendo appunto riflettere sulla natura di certi rapporti. Ne trascrivo una:

Affabulo di voi, Signore, senza crederci.

Basta cominciare. Ingannare il tempo è facile.

Cos’altro mi resta da fare? Se non provvede

il sesso, la vita non macina

che piccoli fatti generalmente spiacevoli

che l’io talvolta esprime, e il fine è pratico;

chi voleva essere grande, cede;

chi soffre ci tiene soprattutto alla sua pace.

Ciò che voi siete è pressocché l’Inesprimibile.

Dunque, non corro il rischio di esprimervi:

il non riuscirci sarebbe terribile.

L’ho tentato qualche volta, prima,

ma alla minima riuscita possibile

subito smettevo, contento di quel Poco Effimero.

(Pier Paolo Pasolini, Tutte le poesie, a cura di Walter Siti, Milano, Arnoldo Mondadori Editore (I Meridiani), 2003, p. 1132)

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