L’altra sera aspettando il 200 alla fermata di Mollstraße/Otto-Braun-Straße — i marciapiedi coperti di neve, i palazzoni in riga, le luci di Alexanderplatz e il traffico su quelle due strade a non so quante carreggiate — ho pensato che erano settimane che non uscivo dal mio quartiere. Da me, ho pensato, le strade sono così confortevoli, tutte strette, a misura d’uomo, forse un po’ sporche; la gente sul marciapiede quasi ti sfiora per scansarti. Fa freddo. Aspetto il 200 che non arriva: non riesco a stare immobile sotto la tettoia della fermata come i miei due compagni di attesa, devo muovermi. Saltetto, esco a fare due passi lungo il marciapiede spazzato dal vento, torno sotto la tettoia a saltellare. È un bel freddo pungente come piace a me. Lui è carino: si è comprato un nuovo paio di sneaker. Le finestre degli appartamenti di fronte sono illuminate di diversi colori, come piace a me. Un po’ per scaldarmi, batto per tre volte uno contro l’altro i tacchi delle mie scarpette di rubino, ma poi penso che in realtà non mi dispiace essere qui in questo momento. L’autobus è in ritardo, ma che importa? Prima o poi arriverà. Quei palazzoni di epoca Ddr, silenziosi ma brulicanti di vita, mi fanno venir voglia di guardarli per ore, e anche la strada sferzata dal vento e il traffico, Alexanderplatz che sembra un modellino dentro una palla di vetro, anche quel nuovo grattacielo globalista abitato da nessuno. Forse perché so che presto sarò altrove, al caldo, con amici, e più tardi a casetta mia. Ma ora sono contento di stare qui.

P.S. Non sono un turista del plattenbau, ma alcuni di questi edifici mi affascinano molto. Mi piace da morire aspettare il 167 al capolinea, la sera, tornando a casa dopo un giro al Müggelsee, e osservare le finestre del palazzone di fronte alla fermata (Müggelschlößchenweg 62); credo faccia parte del Salvador-Allende-Viertel; ci passa davanti la pista ciclabile R1, che Lupo ha percorso in parte e io ho giusto sfiorato un paio di volte. E ogni tanto mi capita di fantasticare di vivere in uno di quei palazzi rosso, giallo, blu di fronte alla fermata di Jannowitzbrücke, dove una volta pensavo si trovasse l’appartamento di Lothar Bisky nel quale furono girate alcune scene di Coming Out.

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