Ieri notte, dopo la toccata e fuga domenicale a Milano, ho dormito bene. Questa mattina mi sono svegliato ben riposato. Poi però nel corso della giornata sono più e più volte inciampato, letteralmente e metaforicamente, e ora sono sfinito.

Prendiamo, per esempio, la spedizione pomeridiana da Camp 4 per comprarmi un paio di pantaloni impermeabili per la scampagnata pasquale nella Foresta Nera (questa mattina il tizio che mi ospiterà mi ha chiamato per avvisarmi che è previsto un weekend freddo e piovoso). Ero indeciso tra un paio di costosissimi Lundhags e un copripantalone Vaude, costoso ma accettabile. I primi erano dei pantaloni tecnici da escursionismo, rinforzati e forniti in vari punti di inserti elastici in un tessuto svizzero sintetico stronzo, ma solo leggermente idrorepellenti. Discretamente brutti. Il copripantalone Vaude era orrendo e superimpermeabile, con effetto sauna in quanto il tessuto era assolutamente non traspirante. Ero molto indeciso, tanto che ho chiamato Lupo. Dopo questa lunghissima consultazione telefonica e un tira e molla eterno con la commessa, mi sono deciso per i Lundhags. Uscito dal camerino, ho notato che un tizio stava provando dei bellissimi Fjällräven…

Ho chiesto alla commessa quali fossero le loro caratteristiche — “Il tessuto è 65% poliestere 35% cotone, come i Lundhags. È questa combinazione tipicamente scandinava: sono resistenti e si asciugano in fretta. No, non sono impermeabili! Il tessuto è trattato, in questo caso con una cera, ma non sono impermeabili”. Era la terza volta che me lo diceva: solo i copripantaloni Vaude erano impermeabili — e ho provato due diversi modelli. “Sono molto freddi però… Eh, infatti, mi sembrano più estivi… primaverili… ma questi li posso portare anche così, tutti i giorni volendo”.

Alla fine, dopo tre quarti d’ora o forse un’ora in questo negozio, dopo aver totalmente perso il senso delle cose e di me stesso, ho comprato un Ruaha Fjällräven verde oliva, di cui non mi farò niente nelle foreste della Foresta Nera perché sono troppo leggeri. L’estetica ha vinto sulla praticità, Milano su Lupo. E ora vado a letto feeling miserable.

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