Prima visita al The Club di Biebricher Straße: io, SS, MA e nessun altro, a parte un barista di cera e una ragazza molto comunicativa che, mentre noi pagavamo i nostri drink (due), è entrata a chiedere se fosse possibile affittare il locale per feste et similia. Il barista di cera ha avuto un attimo di difficoltà, povero: non sapeva più a chi badare: noi paganti (ben due drink, di cui uno analcolico) o la ragazza, con la sua richiesta che prometteva guai o denari.

Seconda visita: io da solo. C’era un altro barista, sorridente solo di bocca (occhi comunque molto belli, felini). E una decina di persone di vari sessi e probabilmente vari orientamenti sessuali, sparse tra divanetti, sedie, cuscini da harem e sgabelli. Chiedo se per caso sono finito in una festa privata. Il barista sorride, questa volta anche con gli occhi, e mi spiega che no, stanno semplicemente per guardare Mamma Mia! The Movie. Posso fermarmi, se mi va. Ordino un gin tonic e lui riprende a parlare con la sua amica. “Che lingua è?”, chiedo. “Svedese”, mi risponde lei. Niente, sono stato lì fino alla fine del film.

Terza visita: io, MA e Kartch nella saletta sul retro. Vicino a noi tre amici forse scandinavi, davanti a noi una coppia anglofona. Nella sala col bancone, un sacco di persone. Ci siamo chiesti… no, io a un certo punto ho chiesto a Kartch e a MA che tipologia di giovani siano, secondo loro, questi frequentatori del The Club. Alcuni li potrebbero definire sbrigativamente hipster, ma secondo me sbaglierebbero. Né Kartch né MA sono sembrati particolarmente interessati al tema. “Sì, quelli vestiti da animaletti, per esempio. Di là c’è una tigre, avete visto? Che poi bisogna distinguere: c’è l’hipster Ramones, quello festaiolo fluorescente, il sessantottino parigino, il morrisseyano, il Richiamato dalla Foresta, il gender fuck col maglione della nonna con i tucani di paillette… Forse questi sono solo un sottogruppo che non riesco a bene a mettere a fuoco… Alcuni si travestono da animali, altri se ne stanno lì pensosi…”. E sono molto giovani, come ha detto Kartch. Hanno altri punti di riferimento. Non so, io alcuni dei loro punti di riferimento credo di condividerli in pieno. Non so. La verità è che me li farei praticamente tutti. Se non fossi sposato (con Christo), s’intende.

Quarta visita: da solo, un mercoledì (bevande a metà prezzo). C’è di nuovo il barista semisorridente. Mi saluta con un sorriso completo. Ordino un gin tonic e mi metto in un punto non troppo esposto. Sono lì, incastrato tra le fanzine e i flyer, e fingo di fare varie cose: scrivere qualcosa al cellulare, leggere, scrivere qualcosa su un foglio di carta a caso con la biro che, magicamente, si rompe… Entra un’amica di un amico di MA. Tedesca. La saluto in tedesco e in tedesco le dico: “Tu sei l’amica di ***, vero? Ci siamo conosciuti al Sanatorium l’estate scorsa”. Sì, mi risponde in tedesco. E poi attacca a parlarmi in inglese. Non come succedeva anni fa, quando il mio tedesco era super sgangherato. Credo che consideri l’inglese lingua ufficiale di questo locale. E non ha tutti i torti, penso. Il The Club è uno di quei locali nuovi nuovi che piacciono a chi preferisce non parlare tedesco. La comunità anglofona sta stravolgendo la città, penso. Nel bene e nel male? Non so. Sta succedendo e basta. Una volta sentivo parlare inglese solo in Bergmannstraße, e a Mitte o Prenzlauer Berg. Ora praticamente ovunque. Inglese da madrelingua e non, s’intende. E hanno la loro radio, i loro blog (uno, due, tre su tutti), i loro locali… Bene: nuova linfa.

Ah, se vi piace la stand-up comedy, fate un salto al prossimo We Are Not Gemüsed. Paul Salamone e Caroline Clifford sono dei geni. E grazie a Kartch che me li ha fatti scoprire. Qui trovate date e info.

Unico difetto di questi hipster anglofoni (oltre al fatto che, venendo da città spietate, sono disposti a pagare affitti molto più alti della media berliese): non me ne vengono altri al momento. Anche perché mica sono tutti uguali, per dio!

Quinta visita: io e MA, per la presentazione del primo numero di Übergang, nuova rivista bilingue tedesco-inglese. Pubblico molto diverso dal solito: più maturo, con molti più tedeschi. MA si è fermato solo per il reading, io anche per il concerto di questo The Handjerks: che voce! Il reading… non so: c’era un po’ troppo quel retrogusto di “Sono appena arrivato a Berlino e ora vi interpreto la città” che mi dà un po’ fastidio. Ma mi è piaciuto molto Texts from Berlin, with love di Jennifer Weitman, che pare se ne sia tornata in America.

Un interessante sottocapitolo del capitolo Scena Anglofona sarebbe Scena Anglofona di Madre Italiana. Ci ho pensato mentre aspettavo il mio turno da Archive Kabinett (powered by Chiara Figone) in Dieffenbachstraße, dove con MA sono andato a farmi leggere i tarocchi da Sholem Krishtalka (vedi qualche post fa). Vogliamo parlare, per esempio, dei party CockTail d’Amore, Gegen e Homopatik? Della ventata di non-so-cosa che hanno portato nella scena gay berlinese? Parliamone, ma non con me nel ruolo di master of ceremonies: non sono un esperto.

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