Amici su Facebook: 103, tra cui tredici sconosciuti.

Contatti su Linkedin: 73. Tutti colleghi tranne due parenti, un ex compagno di classe delle elementari che mi prendeva in giro perché non giocavo a calcio, il mio ex insegnante di danza barocca e rinascimentale, un tizio conosciuto su Gayromeo una cosa come 5 anni fa e mai incontrato di persona (ci scriviamo di anno in anno; recentemente gli ho proposto di vederci per una birra: dice che a partire da marzo dovrebbe avere un po’ più di tempo) e un altro tizio conosciuto, di persona, a un congresso lo scorso autunno, col quale ho un corteggiamento epistolare in corso (in standby da Natale – UPDATE LAMPO: gli ho scritto per capire un attimo e dice che l’invito ad andare a trovarlo a Siviglia è confermato… ecco, diciamo però che sembra non stia proprio bruciando di desiderio e non muoia esattamente dalla voglia di rivedermi).

Contatti su Google+: 43. Boh, devo ancora capire che senso ha Google+. Comunque sia, rispetto a Facebook, dove mi mostro in tutto il mio splendore, su Google+ cerco di fare la persona seria.

Una volta usavo anche Twitter, ma dopo un po’ mi è sembrato troppo impegnativo star dietro anche a questo social network e così l’ho abbandonato. Avevo una ventina di contatti. Grazie a Twitter ho conosciuto un ragazzo d’oro al quale ogni tanto penso ancora. Lavorava in una galleria d’arte a Los Angeles. Ci scambiammo gli indirizzi e-mail e cominciammo una tenerissima corrispondenza: io gli raccontavo della mia vita a Berlino e della mia famiglia, lui mi raccontava della sua vita a Los Angeles e della sua famiglia. Poi si trasferì a New York, si mise in proprio e, con gli impegni legati al cambio di città e alla sua metamorfosi professionale, la nostra corrispondenza subì un rallentamento. A un certo punto ci promettemmo di incontrarci a Berlino o a New York, ma col passare del tempo questa promessa divenne sempre più sottile e inconsistente… Alla fine, quando fu chiaro a entrambi che molto probabilmente non ci saremmo mai incontrati, lui mi regalò la più struggente dedica musicale che mi sia mai capitato di ricevere: Espérame en el cielo, cantata da Mina.

Espérame en el cielo, corazón, si es que te vas primero. Espérame que pronto yo me iré ahí donde tu estés […] Nuestro amor es tan grande, y tan grande, que nunca termina. Y esta vida es tan corta y no basta para nuestro idilio. Por eso yo te pido, por favor, me esperes en el cielo. Y ahí, entre nubes de algodón, haremos nuestro nido.

Nessuno dei miei amici è presente su tutti i network citati. Quello che si avvicina di più all’onnipresenza è S***, che mi manca solo su Gayromeo. Ogni tanto ci sentiamo anche per mail, ma non ci siamo mai incontrati di persona. Lui è un italiano che vive a Parigi, dove fa l’istruttore sportivo o qualcosa del genere (lavora soprattutto con stranieri). È fidanzato e politicamente molto attivo. Anche lui è un blogger, e un fedele lettore di Stadtschaft.

Parentesi blog: tramite Stadtschaft io e Lupo abbiamo conosciuto un sacco di persone che ci portiamo tuttora dentro il cuore. Ne conto 17, ma forse sono anche di più. In particolare, Lupo si porta nel cuore M., che prima di diventare la sua signora è stata lettrice del nostro blog.

Utenti salvati al momento su Gayromeo: 59, tra cui MA, ma il numero cambia di settimana in settimana o di mese in mese, a seconda di quanto intensamente uso il sito, ovvero quanto la mia ricerca di non so cosa mi spinge a visitare profili, lasciare “impronte”, attaccar bottone con l’uno o con l’altro, salvare utenti nuovi (“Simpatico questo!”, “Carino questo!”) e cancellarne di vecchi (“Questo si era smonato dopo due chattate”, “Questo neanche mi ha risposto”, “Questo si era scandalizzato per la battuta del cetriolo… voglio dire: pubblichi un’immagine del genere e poi ti indigni se uno fa un apprezzamento spiritoso… mah”). Incontrati di persona a fini copulativi? Tre. Copulazione avvenuta? Ve lo lascio immaginare.
Dallo scorso Natale mi ha preso una strana fregola, molto probabilmente scatenata dal tizio conosciuto, di persona, lo scorso autunno a questo congresso, e ora sto chattando quasi ogni giorno su Gayromeo, con diversi uomini. Al momento sono in trattativa con un olandese di 49 anni, un amburghese di 26 anni e un berlinese della mia età. Il berlinese ha gli occhi da cerbiatto ubriaco e possiede due enormi cani neri; parliamo di quanto sia difficile gestire lo small talk, che in questo nostro mondo è così importante saper gestire bene. Il giovane amburghese è qui in vacanza e ha voglia di esplorare. L’olandese ha un nickname preso da un romanzo di Erich Kästner: si chiama come un bambino che, arrivato a Berlino dalla campagna, viene drogato e derubato da un criminale. Il mio sospetto è che questo olandese abbia scelto il nome della vittima (che comunque alla fine del romanzo vince) per dire che lui in realtà è il carnefice: al primo nostro incontro mi offrirà una tavoletta di cioccolata imbottita di barbiturici e io mi farò finalmente una bella dormita: sono settimane che dormo male.

Ecco, se avessi scritto questo post un anno fa non sarebbe stato così ormonale. Il 2014 sarà l’anno dell’ormone?

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