Ieri sera, camminando solitario verso la stazione di Gesundbrunnen dagli Ufer Studios dove avevo appena visto Don’t Recognize Me di Hanna Hegenscheidt, pensavo che Wedding ancora mi sembra la versione brutta e cattiva di Neukölln. Lo penso da sempre, quindi da prima che Neukölln si popolasse di teneri hipster tutti da coccolare.
Voglio dire, anche sulla Karl-Marx-Straße ci sono i coglioni che sfrecciano in macchina come se stessero facendo un rally, ma nel mio quartiere non mi era mai successo, come mi è successo ieri sera sulla Badstraße, che un coglione in Suv mi cacciasse dalle strisce pedonali mentre le attraverso con un verde squillante che mi benedice dal semaforo.

In metropolitana mi sono ricordato di questo stand-up comedian di Wedding che quella sera al Sameheads disse: “Voi qui a Neukölln siete già pienamente gentrificati. Da anni si dice che Wedding sarà il prossimo quartiere colonizzato prima dagli artisti, poi dai neoartigiani, poi dalle famigliole benestanti che vanno a vivere nell’appartamento del pensionato ristrutturato dall’investitore. Il rischio c’è. E per questo motivo ogni volta che da noi a Wedding sparano a qualcuno, esultiamo tutti: ‘Evvai! Niente artisti per un altro po’ di tempo!'”. Che cinismo, pensai.

Arrivo sulla mia strada e dal mio späti di fiducia vedo questa prima pagina della B.Z. che urla: Ecco dove vivono i berlinesi più pericolosi!!! Stando al giornale, su 484 giovani delinquenti recidivi presenti oggi a Berlino, 99 vivono nel distretto di Neukölln, 90 a Mitte (N.d.Ale: il quartiere di Wedding fa parte del distretto di Mitte). Penso: ah, vedi.

Arrivo a casa e sul mio zerbino trovo una colonnina di legno… Mi volto verso le scale e vedo la ringhiera sfondata. Tre colonnine spezzate, più una divelta e abbandonata appunto davanti alla mia porta. Penso subito alla tragica involuzione della famiglia delle lumache, con i due figli più giovani che ultimamente non fanno altro che litigare, sbattere porte e urlare minacce e frasi definitive. Poi mi chiedo: e se invece fosse di nuovo caduto il signor W.?

Prima di andare a letto, ho scritto all’amministratore per avvisarlo dell’accaduto e informarlo che avevo appena chiuso a chiave nello sgabuzzino sotto le scale la colonnina divelta e un pezzo di un’altra colonnina traballante. Ovviamente non gli ho comunicato i miei sospetti. Questa mattina ho chiesto a Lupo di fotografare la ringhiera e poi ho inviato la foto all’amministratore.

scale

E questa notte ho fatto un sogno stranissimo. Mi trovavo in Italia, nella stazione ferroviaria del mio paesello. Bevevo un caffè con qualcuno nel baretto della stazione, in attesa di prendere il treno. Cercavo di non farmi notare troppo. Dovevo scappare: ero ricercato. A un certo punto noto che hanno pubblicato il mio identikit anche sulla copertina della Settimana Enigmistica.

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Con una faccia tosta degna appunto di Heisenberg, chiedo alla cassiera una Settimana Enigmistica, pago, esco dal bar e mi dirigo al binario. Passa un treno merci i cui vagoni sono una via di mezzo tra un carro carnevalesco, un tempio induista e uno sfondo da videogioco degli anni novanta. Poi basta, il sogno finisce lì.

Questa sera tornerò a Wedding, più saggio di ieri, per partecipare a un workshop di Hanna Hegenscheidt. Il sogno di questa notte mi ha ricordato (ma, davvero, non ce n’era bisogno) che il Male è dentro di noi. Chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

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