Visione, assieme agli amici G. e JB, di un film tremendo: Borgman di Alex van Warmerdam. Olandese ma di crudeltà fiamminga.
Chiacchierata fuori dal cinema con G. e JB. Temi: Borgman, la paura delle streghe e degli invasori, il Male, la pericolosità di certi uomini di buona volontà, la tragica stupidità di razzisti e complottisti, i virus, la paranoia, la cattiva letteratura.
Chiacchierata all’incrocio con G. Temi: lasciamo stare. Vi basti sapere che si è sofferto molto. Ci siamo salutati con un abbraccio e vari sorrisi che volevano veicolare empatia, speranza e ottimismo.

Torno a casa e trovo sul portone di casa un avviso della polizia. Cercano testimoni. Foto del parchetto lungo il canale, vicino al confine con Kreuzberg e Treptow: è stato trovato un neonato morto.

Che detta così è anche un insulto a quella povera famiglia: la madre, i suoi genitori e fratelli o sorelle, il padre, gli eventuali altri figli. Non è fiction, e non sono i problemucci miei e di G. (anche se odio la pratica di conferire un peso al dolore e poi metterlo su una bilancia). Non è un segno, non è il simbolo di niente: è una tragedia dura a pura, consumatasi a pochi passi da casa mia. Ecco, anche chiamarla “tragedia” in realtà non va bene.
La polizia chiede se qualcuno abbia visto una persona aggirarsi per il parco attorno al 6 ottobre con un sacchetto di plastica. E invita la madre a sottoporsi al più presto a una visita medica, ricordando che i medici sono tenuti al segreto professionale.

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