… ma alla fine ho dovuto rinunciare: l’autobus per Moritzplatz non passava (la fermata era affollatissima di gente che aspettava da chissà quanto tempo) e il mio problemino numero 3 dopo un po’ ha cominciato a farsi sentire. Stesso problemino per cui non ho preso la bici in the first place.
Volevo vedere questa bella installazione nel momento in cui i palloncini sarebbero stati liberati in cielo. Volevo anche uscire di casa dopo diversi giorni di clausura dovuta ai tre problemini. E volevo fare un paio di foto per mia madre che da giorni mi chiedeva come fosse questa cosa del Muro di palloncini. È sempre così: vede un servizio su Berlino al telegiornale e mi chiede se so, se ho visto, se c’ero. “No, mamma, non ho visto: non passo tutti i giorni davanti alla Porta di Brandeburgo”. Questa volta volevo esserci, e invece niente.

Ho scritto a Lupo: “Niente, l’autobus non passa e il *** fa male. Vengo direttamente da te?”.
“Vieni”, mi ha risposto.
Andando verso casa di Lupo, ho fatto una sosta da Umkalthum, questa pasticceria araba che frequentavamo spesso nei primi anni qui a Berlino, e ho comprato un babà (rigorosamente halal, ovvero senza rum), una millefoglie e una fetta di torta con pistacchi e crema al burro.
Abbiamo festeggiato così la caduta del Muro: mangiando pasticceria europea di fattura araba. (Così e passando una settimana a intervistare gente che ha vissuto la Wende in prima persona, ma questa è un’altra storia).

umkalthum_sonnenallee

Prima di andare a letto ho scritto a mia madre per informarla della mia missione fallita: “Niente: questo muro di lampioncini alla fine l’ho visto in foto, come te”.

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