L’omo che esteriormente attira la mia attenzione, s’intende. Le categorie sono: figo, bono, sexy e carino. Esistono anche i combinati: ieri, per esempio, un figo-bono-carino mi ha tagliato la strada in bicicletta e a momenti andavo a finire contro un albero.
Un esempio di sexy carino, ovvero dell’uomo ideale, è Joe Worker, il tizio a sinistra di 2 Gays on a Couch.
I sexy di solito non sono classicamente belli, i fighi di solito non sono sexy e di solito non li trovo attraenti.
I boni sono i fighi che trovo attraenti o i sexy che ispirano voglia di interazione erotica. O forse “bono” e “sexy” sono la stessa cosa… No, aspetta: ora che ci ho pensato un attimo credo di aver colto il carattere distintivo. Il bono ha un’accessibilità che il sexy non ha. No, ho detto una cazzata. Ecco: è semplicemente una questione di massa e proporzioni. Il bono è più solido e occupa più spazio dell’uomo medio. In una parola, è manzo. Il sexy invece non ha una forma specifica.

Comunque, se non riuscite ad apprezzare la mia logica non cristallina, apprezzate almeno il fatto che finalmente ho smesso di invaghirmi di eterosessuali di ferro (due eccezioni: Collega Storico Problematico e Musicista Romano Timido). Tranne il ciclista che mi ha tagliato la strada, il cui orientamento sessuale resta ignoto almeno fino al nostro prossimo incontro casuale, gli altri sono tutti quantomeno bisessuali.

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