Anche la scrittura di questo post è stata più volte rimandata. E infatti iniziamo con una serie di tre foto scattate in data 01/12/14

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Il Freies Neukölln, la kneipe che nel 2006 ha dato il la alla rinascita hip della Weserstraße, sta per chiudere. Sembra che i proprietari del palazzo — “una Srl con sede a Londra” — non abbiano voluto rinnovare il contratto di affitto, e non si sa che piani abbiano per il futuro.
I gestori del Freies Neukölln, che qualche anno fa ancora avevano il dente avvelenato e realizzarono un video che puntava il dito contro i gentrificanti e gli indifferenti compiacenti, ora sembrano essere semplicemente rassegnati e disillusi: whatever, sembrano dire, noi ce ne andiamo. Festeggiano la fine della loro Weserstraße e abbandonano la nave che (secondo loro) affonda, portandosi dietro denti avvelenati e dita puntate. D’ora in poi si dedicheranno alla comunità anti/extra/meta-capitalistica che intendono fondare a Strausberg, un paese del Brandeburgo alle porte di Berlino. Ci salutano con questo messaggio apocalittico:

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Mentre stavo fotografando l’insegna, dalla quale qualcuno aveva rimosso alcune lettere, ho notato tre ragazzini (10-12 anni) venire verso di me. Registrato lo sguardo furbo del più piccolo, mentre tornavo a guardare dentro l’obiettivo ho pensato: “Ecco, adesso mi prenderà in giro: il turista che fotografa cazzate senza senso”.

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E invece cosa esce dalla bocca del ragazzino quando mi passa di fianco? “Früher war besser”, ovvero: una volta era meglio. Che ganzi i nostri bambini, ho pensato. Ha catturato perfettamente l’attitudine mentale di tanti contestatori dell’evoluzione del nostro quartiere.

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Questo post decembrino prosegue ora con una serie di brevissimi aneddoti, istantanee, riflessioni appena accennate, cazzate.

Anche quest’anno ho spalmato il festeggiamento del mio compleanno su più giorni. Il 9 sono andato a cena da SS, dove il suo amico scrittore gallese mi ha spiegato la differenza fra tosser, wanker e twat. Il 10 sono andato a dire addio, assieme a un paio di associazioni froce, a Klaus Wowereit, che il giorno dopo si sarebbe dimesso.

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È stato molto emozionante: per me soprattutto vedere il suo compagno commuoversi. Come sindaco in 13 anni Wowereit non le ha azzeccate tutte, ma la Berlino che ho conosciuto è stata plasmata in parte anche da lui e, come mi sembra di aver già detto, il suo coming out nel 2001 è stato determinante nella scelta di trasferirmi a Berlino. Insomma, Wowi è stato il mio sindaco e ci tenevo a salutarlo.
Il giorno del mio compleanno sono andato con tutti i miei amici berlinesi tranne SS e I. al concerto di due adorabili matti conosciuti qualche anno fa via Facebook. Il 18 ho bevuto con I. dei cocktail micidiali in questo posto molto verace. Eravamo entrambi provati e abbiamo parlato quasi tutto il tempo di carriera (la sua) e famiglia.

Una vecchia amica dei tempi dell’università è venuta a Berlino per un weekend con la sua amica e collega lesbica, che da qui in avanti chiameremo Acl.
La cara Acl, oltre a insegnarmi che Danh Vo si pronuncia [jɔn vo], mi ha rivelato che il 2015 sarà un anno molto positivo per noi sagittari (lei compie gli anni un giorno prima di me) in quanto “avremo Saturno dalla nostra parte”. Ha aggiunto che sarà un anno di cambiamenti “lenti ma radicali”. Non me l’avesse mai detto: da allora non penso ad altro. L’ho raccontato a tutti i sagittari che conosco e anche a un paio di altri segni zodiacali. MA, sagittario pure lui, mi ha detto che non devo pensarci troppo. “Altrimenti non funziona”, era la preoccupazione/maledizione implicita nel suo ammonimento.
Cambio quindi subito argomento, infilandoci una rima, e concludo questo paragrafetto su Acl informandovi che questa davvero cara signora mi ha fatto scoprire una strada di Friedrichshain che non conoscevo — molto tranquilla in un mare di casino e con una chiesa ottocentesca in stile neogotico brandeburghese posta molto scenograficamente a metà della via — e un negozietto di Neukölln gestito da un artista ispano-tedesco da sposare e un paio di amiche di Acl molto intraprendenti. Una di queste amiche, che ha da poco rilevato assieme a altre due o tre tizie una libreria di Lichtenberg che rischiava di sparire per anzianità e mancanza di clienti, al momento dei saluti e dello scambio di auguri e buoni propositi di fine anno ci ha raccontato che, da una ventina d’anni, quando si avvicina il 31 dicembre s’inventa un motto per l’anno successivo, che poi reciterà come un mantra ogni giorno a partire dal 1 gennaio. Dice che dopo circa 3 o 4 mesi, quindi attorno a marzo-aprile, il motto dell’anno comincia a funzionare, ovvero a dare una direzione alle sue azioni e una forma, un colore al suo approccio alle cose. Il motto di quest’anno era “nessuna speranza”. Dice che ha funzionato: invece di sperare di ottenere questo e quest’altro, nel 2014 ha fatto e brigato riuscendo alla fine a compiere dei passi avanti molto concreti e a creare delle cose tangibili.

Alla cena di compleanno di L. c’erano due potenziali partner. Entrambi portavano un nome che inizia per T. Con uno ho parlato, con l’altro no ma il giorno dopo gli ho scritto su Facebook. A giudicare dalle faccine incluse nelle sue risposte, l’ho fatto arrossire e piangere dal ridere.

A proposito, la copertina dell’album riassuntivo di fine anno generato automaticamente dai robot di Facebook mi ricorda che non è stato un anno bellissimo…

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Ovviamente ci sono stati diversi momenti che ricorderò con piacere, nonché un paio di buoni risultati in campo lavorativo (forse addirittura con spargimento di semini che potrebbero portare dell’altro), ma il tutto avvolto in una nebbia fitta e maleodorante, sopratutto a partire da luglio.

Dipinto (a olio?) abbandonato sulla Weserstraße, 23/12/14:

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La vigilia di Natale ho fatto una bella passeggiata con Lupo nei quartieri di Grunewald e Steglitz, con una capatina a Wilmersdorf e Schöneberg. Abbiamo visto la sede berlinese della scuola di danza di Isadora Duncan, il monumento al binario 17 e un megacondominio mostruoso degli anni ’70. Dopo aver pranzato in una laterale di Schloßstraße, in zona Feuerbachstraße (stazione della S-Bahn molto bella, con vista spettacolare sull’autostrada) abbiamo avvistato tra qualche decorazione natalizia e diversi banchi di silenzio una rosa solitaria:

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La notte della vigilia ho portato Lupo al Sissy, ovvero al party hip hop & RnB organizzato da questa drag queen originaria della Carolina del Sud. Più che ballare, si è discusso delle varie scuole di travestitismo locali, in particolare delle differenze tra le Tunten berlinesi storiche, dette anche Polit-Tunten, ovvero le varie Melitta Sundström Ovo Maltine Pepsi Boston eccetera, le loro nipotine di fine XX-inizio XXI secolo (Gloria Viagra, Ades Zabel e Biggy van Blond, Pünktchen, Gérôme Castell, Kaey, Fatma Souad, Inge Borg e Gisela Sommer, Steffi Gras, Paisley Dalton e la Black Girls Coalition…) e le nuove drag queen statunitensi che, complice il successo di RuPaul’s Drag Race, stanno modificando il panorama cittadino della gender performance. O lo stanno semplicemente arricchendo di qualche elemento nuovo? Che cazzo ne so.

Il giorno di Natale, dopo una settimana e più di pioggia e cielo coperto, verso mezzogiorno e tre quarti è uscito il sole per una mezz’oretta, quindi ho fatto due passi attorno al mio isolato.

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Il 26 dicembre, giorno della mia partenza per l’Italia, mi sono svegliato che nevicava: la prima neve di questo inverno. È durato poco e non ha lasciato tracce.
Mentre finivo di mangiare una pasta lampo al pesto aspettando che si asciugasse il pavimento del bagno, alla radio hanno messo O Superman di Laurie Anderson, una canzone che avevo sempre ascoltato distrattamente e per caso.
Quando ha detto Hello, this is your mother. Are you there? Are you coming home? Hello, is anybody home? mi è venuto da piangere.
Here come the planes, so you better get ready. Ready to go. You can come as you are, but pay as you go. Pay as you go. And I said: OK, who is this really? And the voice said: This is the hand, the hand that takes
Finita la pasta, la canzone ancora non era finita. Ho continuato con le pulizie pre-partenza, perché mica potevo perdere l’aereo per ascoltare tutto quello che aveva da dire Laurie Anderson, che ho quindi relegato a sottofondo per i restanti cinque minuti di canzone.

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Bene. Ora sono al paesello e ho l’influenza. Mia madre è un vortice di control freakness misto ad ansia e iperattivismo. Dopo tre giorni sono ancora a Berlino con la testa…

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Quest’altro amico astrologo ha evidentemente saputo anche lui della storia di Saturno e dice che Saturno ti fa “togliere”. Io per togliere ho già tolto molto quest’estate e quest’autunno. Ho eliminato un sacco di vestiti vecchi e contaminati dal fungo e ho sfoltito le decorazioni parietali del corridoio, sostituendole con quattro quadretti più ordinati: due di qua e due di là. Lo specchietto che tenevo nello zaino rosso ho deciso di appenderlo allo stipite della porta della cucina, per tenere lontani i ladri. Comunque continuerò a togliere anche a gennaio. In realtà è buffo perché già me l’aveva detto l’artista canadese che ha letto i tarocchi a me e MA l’anno scorso: vedo un cavaliere che fa piazza pulita a colpi di spada.

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Acl posta sulla propria bacheca di Facebook una citazione di uno dei Grandi Scrittori Russi e aggiunge: “Tienila a mente nel 2015. Come tutti noi, sei intrappolato in una prigione invisibile: una serie di preconcetti, di riflessi condizionati o di abitudini che limitano la tua libertà di azione. Questa è la cattiva notizia. Quella buona è che nei prossimi mesi sei destinato a scoprire l’esatta natura della tua prigione invisibile, e a fuggire”. Che sia l’oroscopo di Rob Brezsny? Boh, non ho voglia di controllare. Ho la testa pesante e il naso tappato. Ora vado a stendermi un attimo prima di portare i regali di Natale alla nonna e alla sua badante. Chiudiamo qui.

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