La ragazza che legge Joyce Carol Oates in compagnia di una sedia vuota e un cappuccino finito da un’ora.

I tre stronzi che discutono di questioni accademico-aziendali assistiti da un bicchiere d’acqua mezzo vuoto, due quaderni aperti, un tablet in stand-by, una penna adagiata su un ginocchio da un’eternità, due sedie occupate da giacche e borse, uno sgabello da falegname e due ex infusi di menta piperita.

La tizia che legge un lunghissimo reportage della Zeit, con il giornale mollemente adagiato su una tazza probabilmente vuota e un piede puntato sulla traversa di una sedia presa in ostaggio finché qualcuno non avrà il coraggio di reclamarla.

La coppia che amoreggia tra briciole di shortbread e ghirlande di schiuma di latte seccata.

La famiglia espansa che pianifica il weekend pasquale.

Tre singole mamme con neonato che invece bevono quel che devono bere, dicono quel che devono dire all’amico/a di turno e poi pagano e se ne vanno.

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