Per fortuna che dopo il teatro, che non mi è piaciuto e non ho capito, ho preso la strada meno diretta per tornare a casa e ho seguito la musica. Sono così finito alla Straßenfest del Køpi, che per fortuna ancora esiste.
L’isola techno era una cosa di una bellezza da piangere. Un furgone bianco, un gruppo elettrogeno che quasi faceva più rumore delle casse da cui usciva la musica e, appunto, due casse impilate una sopra l’altra. Eravamo tutti come falene vibranti davanti alle casse, che erano la nostra fiamma.

A un certo punto il generatore elettrico si è fottuto e, dopo un po’ di proteste, soprattutto spagnole, chi aveva qualcosa da dire ai propri amici si è messo a parlare e gli altri, me incluso, si sono allontanati dalla fiamma spenta.
Un paio di facce conosciute, per il resto tanta gente mai vista. Gruppi di italiani, spagnoli, polacchi. Diversi punk addormentati in posizioni manieristiche sul marciapiede, i più con una birra rovesciata vicino che disegnava delle nuvole nere splatter sull’asfalto. Io felice, loro probabilmente anche.
Ho scritto a Lupo per chiedergli se fosse finalmente uscito il risultato definitivo del referendum irlandese. Ho preso una birra e ho camminato da un palco all’altro, facendo una o due soste presso gli stand. Ho comprato una toppa serigrafata da una tizia che stava per avere una crisi di nervi perché c’era troppa gente attorno al suo banchetto — “Senti, io sto chiusa in casa a disegnare di solito, qui c’è troppa gente. Dai, sbrigatevi che voglio andare a bere e a drogarmi, su. Cosa? Tre euro” — e sono finito a guardare tre tizi che smontavano il palco in fondo alla via. Dietro alla batteria c’era uno striscione con un panda disegnato a mano e una scritta che diceva: “Projekte sind geil! Hier vermehren sich Pandas freiwillig!”. Che bellezza!

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