Torno a lavorare per l’agenzia che non mi chiamava da quasi un anno. Parte la terza fase del progetto iniziato nel 2013. Per i prossimi tre mesi circa trascorrerò un ventina di ore alla settimana nel loro ufficio.

Ritrovo la francese, che d’ora in poi chiameremo la Dama Nera, ed entro subito a far parte della gang che ha messo su con lo storico brandeburghese e il tedesco disabile, ai quali ho deciso di affibiare rispettivamente gli pseudonimi di Doria e Cybo. In realtà per ora sono semplicemente il loro protégé.
La Dama Nera e Cybo passano molto tempo a punzecchiarsi. Cybo e Doria, che hanno mansioni molto simili in ufficio, sono riusciti a trovare un equilibrio quasi perfetto fatto di collaborazione concertata e compensazione reciproca. Una cosa al limite dell’amicizia. Doria e la Dama Nera si punzecchiano con moderazione e hanno un rapporto meno paritario, più di assistente e assistita.
Doria è molto sorridente e sembra un po’ più sereno rispetto a un anno fa. La sua magrezza nervosa, le contrazioni dei muscoli mandibolari, certi sguardi accigliati e certi sbuffi mi fanno pensare che sotto sotto sia ancora molto tormentato. La sua headline su Skype è sempre “Which wolf will win? The one you feed”. Viene da qui. Secondo me la cattiveria del suo lupo cattivo è più malinconica che altro, ovvero aggressiva più verso l’interno che l’esterno. Comunque sia, credo di poter dire che gli sto simpatico (in questo post non ne ero poi così sicuro).

Le novità più significative in ufficio sono di natura alimentare: il caffè in cucina è ora gratuito e all’ingresso ci sono due ceste di frutta e verdura fresche a disposizione di tutti. “Wow, frutta e verdura gratuite come da Zalando”, è stato il mio commento.
“Sì, ora vediamo quando arriverà il tavolo da ping-pong”, ha ribattuto la Dama Nera.

Fuori dall’ufficio invece la novità più significativa è triste: il bellissimo verde bottiglia scrostato qua e là della casa di fronte è stato sostituito da un colore della famiglia dei bianchi sporchi.

fu_verde

Come vedete, c’è chi non ha apprezzato e ha sfregiato la nuova facciata con della vernice nera. Succede spesso in città, soprattutto nei quartieri come Kreuzberg 36 ad alta concentrazione di nostalgici, secondo i quali era meglio prima, e di attivisti anti-gentrification, secondo i quali ogni ristrutturazione porta a un aumento degli affitti e di conseguenza all’allontanamento delle fasce meno abbienti, costrette a trasferirsi sempre più lontano dal centro, fuori dall’anello della S-Bahn e oltre. Torto non hanno.

Ma torniamo all’ufficio. Il pool traduttori che lavorano a questo progetto si espanderà da circa 7 a 15 lingue, con un solo povero traduttore per lingua (più un esterno addetto alle correzioni). Non come all’inizio, quando i progetti erano tanti e avevamo team da 5-7 persone.
La traduttrice inglese gioviale e addirittura più trasandata di me verrà sostituita dal fratello (bono) del suo fidanzato, il quale, ho scoperto facendo una veloce ricerca con Google, ha scritto un romanzo su Berlino con un titolo che fa pensare che si sia documentato bene.
Nota dolente che più dolente non si può: è sparita del tutto la complicità col mio “adorato collega B.”. Non so perché. Avrò esagerato con le chiacchiere via Skype durante l’ultimo noiosissimo mese di lavoro l’anno scorso? Se la sarà presa per quella volta che ho parlato male della capa del personale, che lui in quell’occasione difese a spada tratta? Sarà colpa di Facebook? Sì, forse era meglio non diventare amici su Facebook.

Ma torniamo all’esterno. Vi ho mai detto che l’edificio che ospita l’agenzia agli inizi del Noveccento era una fabbrica di grammofoni e dischi?

Photo of a page from the 1929 anniversary celebration publication "25 Jahre Lindström AG 1904-1925", taken from this forum: http://grammophon-platten.de/e107_plugins/forum/forum_viewtopic.php?2795.32

Photo of a page from the 1929 anniversary celebration publication “25 Jahre Lindström AG 1904-1925”, taken from this forum: http://grammophon-platten.de/e107_plugins/forum/forum_viewtopic.php?2795.32

Oggi vi hanno sede varie aziende, più o meno piccole, più o meno creative. Tutto terziario comunque. Nel blocco dove lavoro io è la moda a farla da padrone: roba di distribuzione e PR. E la moda ha tanto spadroneggiato in mia assenza che dove prima, al piano terra, c’erano una vetreria e una scuola di cinema ora c’è un enorme showroom abitato da manichini.

Annunci