Durante il mio ultimo soggiorno italiano ho scoperto questa verità e un’altra, affine: “criticità” is the new “problematica”.

Questo giro ho ascoltato soprattutto Radio Tre e Radio Italia e in TV ho guardato ogni giorno Uno Mattina e qua e là qualcosa che seguono i miei e qualche trasmissione da persone colte di Rai Tre o Cinque, non so più bene (ho perso il polso della situazione vivendo senza televisione e all’estero da 14 anni).
Dalla rubrica “notizie in breve” di un vecchio numero della rivista Il Veses – Finestre sulla Valbelluna: N. R. di Santa Giustina (BL) si laurea a Padova in Tecnologie Forestali ed Ambientali discutendo la tesi: “Descrizione di una martellata in una particella matura di faggio nella Foresta del Cansiglio”. Probabilmente la migliore tesi di sempre.
Ho interagito per la prima volta con un collettivo che sta organizzando belle cose e sta portando una ventata di attivismo e nuova linfa social-culturale nella città dove crescono i miei nipotini: tutto di guadagnato per loro e per la provincia in generale.
Ho provato a incontrare un tizio con intenti copulativi ma non ha funzionato, sebbene per via telematica l’entusiasmo fosse reciprocamente alto.
Ho fatto una gita a Venezia e una sul monte Rite, nonché varie uscite serali in bicicletta lungo il torrente che passa a fianco della casa dei miei genitori e qualche chilometro più a valle si immette nella Piave.
Ho finalmente assistito a un concerto della band di mia cugina. Bravissima lei e bravo il cantante, un folletto pieno di energia.
Sono tornato con i miei genitori nell’agriturismo che fa l’insalata di radicchi verdi (amari, buonissimi) con la minestra di fagioli calda versata sopra, ma non era stagione di radicchi verdi. In compenso ho bevuto una buonissima grappa all’asparago a fine pasto.
La zia stava male, la nonna stava bene ma è sempre più fuori di testa, la mamma stava malino ma era comunque un tornado di iperattivismo e una fonte inesauribile di ansia, uno dei due nipotini ha avuto una fastidiosa influenza che è durata quasi una settimana.
Dopo tre settimane di soggiorno in famiglia, non avevo NESSUNA voglia di tornare a Berlino.

Tornato a Berlino, ho scoperto che nel mio giardino in mia assenza erano successe le seguenti cose:
– qualcuno da qualche parte ha sradicato un paio di arbusti e ha poi scaricato i rami in quella che fu la nostra fossa del bokashi, di fronte alla finestra sinistra di camera mia;
– un rapace o predatore domestico (read: uno dei gattacci dei vicini) ha ucciso un piccione (spiumate sparse attorno alla ex fossa del bokashi);
– le cipolle che avevo piantato a maggio sono morte, confermando che nulla di ciò che pianto cresce;
– sono cresciuti cinque bellissimi funghi: credo si tratti di Hortiboletus rubellus;
– qualcuno ha srotolato un enorme e bruttissimo tappeto celeste postmodernista davanti alla finestra della mia cucina.

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- from Mauro Caldana's Le scarpe degli animali, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 2015

– from Mauro Caldana’s Le scarpe degli animali, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2015

Facendo un po’ di ordine in giardino (rimuovendo gli sterpi lasciati da ignoti, raccogliendo un po’ di foglie e rami caduti dagli alberi) ho pensato a quanto volentieri me ne sarei rimasto un altro mese in Italia, a quanta poca voglia ho in questo momento di Berlino e a quanto vorrei concludere il giro del monte Miesna appena assaggiato e tornare a cercare, dopo cena, il punto in cui il mio fiume incontra la Piave (da bambino lo conoscevo: ci andavo con M. a pescare — lui pescava, io parlavo — e con M. e suo zio L. a raccogliere sassi). Qui un breve video.

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